Home > Scelte di vita > Valeriano Ciociola, un foggiano in Texas per la ricerca tumori

Valeriano Ciociola, un foggiano in Texas per la ricerca tumori

Valeriano Ciociola-fonte foto: V.C.

Valeriano Ciociola-fonte foto: V.C.

Sono sempre di più i giovani ricercatori italiani che si trasferiscono all’estero per realizzarsi professionalmente e mettere in pratica le competenze acquisite durante gli studi svolti nel nostro Paese. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Valeriano Ciociola, giovane pugliese che è volato negli Stati Uniti per dare il suo contributo alla ricerca nel campo dei tumori.

A soli ventotto anni Valeriano Ciociola, ricercatore foggiano, ha lavorato per tre mesi presso uno degli istituti di ricerca più prestigiosi del mondo, il “The Methodist Hospital Research Institute- Department of Nanomedicine“, che si trova ad Houston.

Dopo aver conseguito nel 2012 la laurea in “Chimica e Tecnologia Farmaceutiche” con il massimo dei voti, Valeriano ha vinto la borsa di studio per  il dottorato di ricerca in “Oncologia e Patologia Molecolare e Clinica”. Prima di trasferirsi in Texas (Usa),  ha svolto attività di ricerca nel Centro di Eccellenza sull’Invecchiamento – Unità di Medicina Molecolare Oncologica- e all’ospedale S.S. Annunziata – Laboratorio di Diagnostica Molecolare- di Chieti.

Valeriano inoltre ha conseguito dopo la laurea l’abilitazione alla professione di Farmacista.

Abbiamo incontrato Valeriano e gli abbiamo rivolto qualche domanda circa la sua esperienza di ricercatore svolta sia in Italia che all’estero. Chi lo desidera può consultare il sito personale http://www.valeriano.altervista.org/

R: Quali sono le differenze che hai riscontrato svolgendo la tua attività di ricercatore in America, rispetto all’esperienza fatta in Italia?

V: In Italia la ricerca non esiste, se non in pochi gruppi e centri di ricerca. In America invece è un vero e proprio lavoro, come gli altri, per la diversa mentalità e per il rispetto per il lavoro che si ha rispetto al nostro Paese.

R: Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista “Science”, nel 66% dei casi ammalarsi di tumore è solo un fatto di “sfortuna” non riconducibile a stili di vita e condizioni ambientali. Cosa ne pensi al riguardo?

V: Invece io ritengo che lo stile di vita e l’alimentazione influenzano molte patologie, tra cui i tumori, in cui le cellule cancerogene  hanno bisogno di nutrimento, soprattutto di glucosio e amminoacidi, per vivere e proliferarsi.

R: Come giudichi il livello di ricerca sui tumori nel nostro Paese?

V: Purtroppo il livello della ricerca italiana è medio-basso, va avanti solo grazie alle associazioni (tipo Airc) che finanziano progetti e ricercatori, abbandonate da chi governa questo paese, che invece di puntare su cose utili e importanti come la ricerca pensa solo ai fini personali, e alle poche strutture competenti a attrezzate per fare davvero ricerca.

R: I due terzi dei tumori si spiegano con mutazioni del Dna. Secondo te è opportuno che la ricerca si concentri su questi?

V: Si, è molto importante focalizzare l’attenzione sull’analisi di espressione e mutazione di alcuni geni, implicati nei tumori più comuni nell’uomo, poiché così facendo si può predire anche molto tempo prima la presenza o l’assenza di tumore su un paziente e, se presente, può selezionare i farmaci più idonei per colpire selettivamente il tumore.

R: Cosa consiglieresti ad un giovane ricercatore italiano precario che ha la tua stessa età?

V: Gli consiglierei di andare all’estero, dove la mentalità è completamente diversa da quella del nostro paese, dove il rispetto per il lavoro e il merito è alla base di tutto, e non restare in Italia, che non potrà mai migliorare e maturare come paese fin quando non punterà su noi giovani che siamo il futuro, sul merito e sul rispetto per il lavoro e per le persone che come me vorrebbero costruirsi anche una famiglia, senza dover scendere a compromessi o essere raccomandati o accontentarsi di ricevere uno stipendio misero, soprattutto dopo tanti sacrifici e studi che una persona fa nella sua vita.

Il messaggio di Valeriano è molto chiaro. Mette i brividi pensare che un Paese come il nostro non riesca ad investire come si deve nella ricerca e nel futuro di tanti giovani come Valeriano, al quale auguriamo in bocca al lupo per un brillante futuro.

Intervista realizzata da Cristiana Lenoci

 

Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Tweet about this on TwitterShare on Facebook0
Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono indicati con *

*

*