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Savino Zaba: il conduttore in viaggio tra i ricordi della Puglia

Savino Zaba

Savino Zaba

La voce limpida e squillante di Savino Zaba ha accompagnato i miei lunghi pomeriggi trascorsi a studiare. Ricordo la trasmissione radiofonica da lui condotta a “Radio Arcadia”, una piccola radio locale privata di Cerignola (Fg), la cittadina in cui entrambi siamo nati. I brani selezionati rompevano la monotonia di ore pomeridiane troppo calde d’estate oppure interminabili d’inverno. A quei tempi la radio era sicuramente il mezzo più seguito dopo la tv, non c’era la Rete a proporre e confondere.

Di strada ne ha fatta da allora, Savino Zaba, che alla conduzione di programmi radiofonici (a cominciare da “Battiti” su Radionorba per passare poi a RTL 102.5, Radio Capital, Radio Dimensione Suono, Rai Radio 2, e dal 2004 lo storico programma “Ottovolante” sulla seconda rete nazionale) ha affiancato anche la televisione. Dal 2011 al 2013 ha condotto su Rai1 la trasmissione “Uno Mattina-Storie Vere” entrando nelle case di milioni di telespettatori. Ma Savino Zaba è un personaggio eclettico, e oltre ad essere un bravissimo  conduttore radiofonico e televisivo, è anche attore e scrittore.

Alla Puglia, la sua terra d’origine cui è molto legato, Savino ha dedicato un libro, pubblicato nel 2011, dal titolo: “Beato a chi ti Puglia” (ed.Palomar), da cui poi è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale. A Marzo del 2014 è protagonista e insieme ideatore del format “Missione Ottovolante in Libano”, uno spettacolo live per le truppe italiane impegnate in Libano e l’intero diario di viaggio. Il progetto diventerà anche un film. Abbiamo incontrato Zaba per fare una chiacchierata tra pugliesi, una di quelle interviste che hanno un qualcosa di nostalgico, ma con lo sguardo fiducioso verso il futuro.

R: Gli esordi in radio in una piccola realtà come Cerignola: ce li racconti in breve?

S: Ero un ragazzino, amavo già la musica e ascoltavo la radio. A dieci anni mi esercitavo nella mia cameretta con il registratore a cassette. Dopo qualche anno esordii a “Radio Arcadia”, trasmettevo tutti i giorni alle 18.00, sceglievo la musica e mi portavo la borsa piena di vinili, a 33 e a 45 giri, e mi divertivo come un matto. Mi ricordo, tutti i pomeriggi, a piedi, da Via dei Mille (dove abitavo) a Via Milano (sede della radio), sotto il sole “copp a copp” (quaranta gradi), felice di “andare a parlare alla radio”. Bellissimi ricordi, nostalgici e goliardici al tempo stesso.

R: La radio e la televisione: quanto sei legato all’uno e all’altro ambiente? E si ti va di rispondere, quale preferisci?

S: Sono legato ad entrambi i mezzi. Certo, ho una leggera simpatia per la radio, anche perché “stiamo insieme” da 27 anni. In radio l’ambiente sembra più rilassato, non c’è l’assillo dell’audience quotidiano, e le implicazioni economiche sono inferiori. La tv è il mezzo di comunicazione più potente, si entra nelle case della gente e in un attimo sei lì con loro a condividere storie, fatti, pezzi di vita. Trovo che fare tv sia come guidare un’auto potente: è pericolosa, bisogna saperla condurre ed averne perfettamente il controllo, altrimenti vai fuori strada.

R: Lasciare il proprio Paese per cercare di realizzare i sogni all’estero: cosa pensi della fuga dei cervelli dall’Italia?

S: Credo sia giusto partire, lasciare il proprio Paese di origine per andare a fare nuove esperienze, formarsi oltre confine. In un mondo globalizzato credo debba essere la normalità. Allo stesso modo, è importante che si creino le condizioni perché ognuno possa decidere liberamente di tornare a casa e mettere a frutto quanto si è appreso “on the road”. Purtroppo non è ancora così, e molti “cervelli” rimangono all’estero.

R: Cosa consiglieresti ad un giovane che ha la passione per la radio?

S: Di ascoltarla, tanto. Di ascoltare i network, ma anche le radio regionali più importanti. Amare la musica, conoscerla, viverla. E poi consiglio un bel corso di dizione e tanta tanta lettura; il conduttore radiofonico è una sorta di “opinion leader”, informato su tutto e in particolare sulla materia oggetto del suo programma.

R: Conduci un programma televisivo molto seguito: ricordi il tuo esordio in tv e quello che hai provato davanti alle telecamere?

S: Ho iniziato a fare Tv nel 1995 con “Battiti”, il programma giovanile di cultura musicale in onda su Telenorba. E’ stata la mia vera palestra. Nelle prime puntate non mi rendevo ancora conto della forza della Tv. Ogni tanto mi rivedo e mi faccio un sacco di risate! Ma quanta freschezza e sana ingenuità!

R: In cosa ti senti pugliese e quali sono le caratteristiche che ritrovi in te in quanto meridionale?

S: Amo molto Cerignola e la Puglia, non riesco a starne lontano per più di due o tre mesi. In quei pochi giorni di permanenza che ogni volta mi posso permettere mi piace girarla, viverla, annusarla. Ci sono la mia famiglia, gli amici e i luoghi della mia adolescenza. Non è un caso che, un paio di anni fa, ho dedicato alla mia terra il libro “Beato a chi ti Puglia”, con la prefazione di Renzo Arbore, da cui poi ho tratto uno spettacolo teatrale. Sono una “capatost”, una testa dura, tenace, determinato. Come quasi tutti i meridionali, arrivo a casa con una valigia e torno a Roma con il cofano pieno di “cose nostre”, prelibatezze alimentari e tanti ricordi.

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Savino Zaba ai microfoni di Radio Arcadia- Cerignola (Fg)

Intervista realizzata da Cristiana Lenoci  

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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