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Marta Cucchia: un laboratorio-museo su arte della tessitura

marta cucchia-fonte foto: M.C.

marta cucchia-fonte foto: M.C.

Ci sono inizi che non hanno mai fine, perché la memoria tende a conservarne il ricordo per sempre. Ci sono storie, come quella di Marta Cucchia, giovane imprenditrice umbra, che quando si raccontano fanno rivivere emozioni e sensazioni di un passato che, a ben guardare, non è poi così lontano.

La storia di Marta si intreccia a quella di altre donne della sua famiglia, per la precisione quattro generazioni che, prima di lei, hanno cominciato l’avventura di cui vi stiamo per parlare.

Ecco quello che la stessa Marta ci ha raccontato, ripercorrendo con noi le tappe di una storia al femminile che affonda le radici nella tradizione dell’antica tessitura tradizionale umbra.

“In Umbria la tradizione della tessitura ha radici antichissime,  i cosidetti “pannili alla peroscina” furono apprezzati e commercializzati in tutta Europa dal Medioevo al Rinascimento. Questa forma d’arte sopravvisse grazie alle donne come consuetudine casalinga nei piccoli borghi e nelle campagne perugine fino alla fine dell’Ottocento, quando alcune personalità femminili illuminate la recuperarono aprendo i primi laboratori-scuola dove molte donne riacquistarono la loro dignità, insieme ad una nuova autonomia economica.

Una delle personalità di spicco del “revival” perugino fu Giuditta Brozzetti che nel 1921 si iscrisse alla Camera di Commercio iniziando quest’avventura, ed ancora oggi, dopo quattro generazioni di donne, il laboratorio continua la sua storia fra conservazione e sperimentazione.

Giuditta effettuò un enorme ricerca iconografica avvalendosi anche della collaborazione di un noto artista/xilografo dell’epoca, Bruno Marsili detto da Osimo. Sua figlia Eleonora, attingendo a piene mani a questi motivi decorativi ed aggiungendone di suoi, lanciò una fortunata linea di moda (prodotta dagli anni cinquanta fino al 1974) che vinse vari premi alle sfilate milanesi.

La nipote Clara, amante della storia, ha ricostruito in anni di ricerche il filo conduttore che ci ha portato a godere ancora oggi di questi magnifici manufatti studiandone i motivi decorativi e la loro diffusione.

Sostenendo inoltre a proprie spese la formazione di alcune giovani tessitrici che negli anni novanta si associarono in cooperativa artigiana, insieme alla pronipote di Giuditta, Marta, che è la prima tessitrice della famiglia.

Nel 1997 Marta realizza il progetto di Clara trasferendo l’attività nei suggestivi locali della ex-chiesa di San Francesco delle Donne (XIII sec), vista la prestigiosa location nel 2004 il laboratorio è stato inserito nel Sistema Museale della Regione Umbria come “struttura d’interesse per la fruizione pubblica” diventando così Museo-Laboratorio.

Oggi è uno degli ultimi laboratori di tessitura a mano d’Italia, dove vengono realizzati esclusivamente a mano con telai originali ottocenteschi e settecenteschi magnifici damaschi per l’arredamento della casa, tutto grazie alla sconfinata passione di quattro generazioni di donne, che hanno dedicato la loro vita alla conservazione ed al recupero di un’arte altrimenti destinata all’oblio.

Marta Cucchia oggi è custode di questo enorme tesoro, che si trova a Perugia, tramandatole dalla famiglia: pur molto giovane, però, lei è molto intraprendente ed è decisa a far conoscere a sempre più persone (anche provenienti dall’estero) una tradizione che purtroppo è stata soppiantata da metodi di lavorazione più moderni e sofisticati”.

Le abbiamo rivolto qualche domanda per capire meglio l’essenza della sua bella attività.

R) Cosa si prova ad aver ereditato un pezzo così importante di storia come appunto questo Laboratorio- Museo? Hai sentito un forte senso di responsabilità? 

M) In verità ho iniziato nel segno dell’incoscienza, ho rilevato l’attività di mia madre semplicemente perché mi sono innamorata della tessitura e delle fasi creative della lavorazione. Solo in seguito, assistendo tristemente alla chiusura di molti laboratori tessili, ho compreso l’importanza di conservare la memoria e le tecniche millenarie della gloriosa tradizione tessile umbra.

R) Quali sono le difficoltà quotidiane che incontri nella gestione del Laboratorio-Museo che attira ormai turisti da ogni parte del mondo?

M) Le difficoltà sono di natura organizzativa, essendo diventato l’atelier meta turistica di grande prestigio devo garantire l’apertura del laboratorio dal lunedì al venerdì ed il week-end ricevo turisti su appuntamento per le visite guidate. Purtroppo sono praticamente sola quindi ho difficoltà a prendermi periodi di riposo, ma il confronto con i turisti è anche il mio carburante, essendo fonte di grande gratificazione…

R) Ritieni che si faccia abbastanza nel nostro Paese per valorizzare l’artigianato e la vocazione artigiana di alcuni luoghi?

M) Per carità, se apro questo capitolo non finisco più!!!! No, non si fa nulla, perlomeno nulla di concreto. Stiamo perdendo tutte le maestranze… l’arte del saper fare, grande vanto della nostra nazione per secoli, sta cadendo nell’oblio!! Non c’è più il passaggio generazionale, non perché i giovani non sono interessati all’artigianato, ma perché non è possibile vivere con questi mestieri.

Ma preferisco non parlarne, sono troppo amareggiata a riguardo.

Il senso dell’amarezza di Marta sta nel fatto che tradizione artigiana andrebbe difesa, custodita e sostenuta: è un tesoro di cui tutti dovremmo sentirci responsabili e questa giovane tessitrice è un esempio da imitare.

Vi invitiamo quindi a visitare il Laboratorio-museo di Tessitura nella Chiesa di San Francesco delle donne a Perugia. Ne resterete estasiati. E grazie a Marta per la preziosa testimonianza!

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Intervista realizzata da Cristiana Lenoci

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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