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Luana Stramaglia: con Fork in Progress torno a Foggia

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Qualche giorno fa il Presidente della Fiat John Elkann ha dichiarato, durante un incontro con gli studenti di Sondrio, che “i giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa” e che “molti non colgono le tante opportunità perché non hanno ambizione”. Le affermazioni del giovane imprenditore hanno scatenato un vespaio di polemiche, così come un po’ di tempo fa quelle dell’allora Ministro Fornero che definì “choosy” la nuova generazione. Ascoltando la storia di Luana Stramaglia, una ragazza originaria di Foggia ma “cittadina del mondo”, ci si rende conto che, per fortuna, i giovani italiani non sono tutti uguali e che in tanti, davvero in tanti, si impegnano per trovare la propria strada nella vita a costo di lunghi anni di studi e sacrifici.

R: Ciao Luana. Presentati ai lettori di “Io ce l’ho fatta”.

L: Sono nata a Foggia nel 1987, e ho vissuto qui fino al diploma di Maturità linguistica. Mi sono poi spostata a Bari per studiare Scienze Politiche, e a Roma per completare il percorso con Relazioni Internazionali. Ho viaggiato molto per studio, per la ricerca della tesi, per l’Erasmus, per il progetto Leonardo e per il Servizio civile, che ho svolto presso la sede centrale della ONG Emergency. Ho anche conseguito un Master in “Europroject Management e sviluppo locale”. E’ stato proprio alla fine del Master che ho pensato di mettere in pratica quanto imparato e lanciarmi in un progetto tutto mio da proporre alla Regione Puglia che, casualmente, proprio in quell’anno riapriva il bando “Principi Attivi”.

R: Sei legata a Foggia, la città in cui adesso vivi?

L: Avevo molta voglia di tornare a Foggia, mi è sempre piaciuto viverci. Per otto anni ho  viaggiato tornando a casa qualche giorno, almeno una volta al mese. Dopo anni trascorsi fuori ho sempre pensato che ci sarei ritornata solo per fare qualcosa di concreto, ritrovando la rete familiare che mi ha stimolato e ricaricato nei momenti più difficili. Sono dell’idea che gli stimoli vanno cercati con intraprendenza nelle persone e nelle loro storie, non ci si può aspettare di riceverli da una città, sia essa una città di provincia o una metropoli.

R: Cosa intendi realizzare a Foggia con il progetto della Regione Puglia, “Fork in Progress”?

L: Il progetto nasce da una mia idea in collaborazione con mia sorella Tania. E’ sostenuto da una rete viva di partner locali e non, ha come obiettivo quello di realizzare un’impresa a finalità sociale in cui l’attività economica principale sia strumentale al raggiungimento di obiettivi a carattere sociale. Nello specifico, intendiamo aprire un ristorante di cucina tradizionale a chilometro zero, dove la cucina sia uno strumento di educazione e produzione di valore sociale, favorendo l’invecchiamento “attivo” e la solidarietà e lo scambio intergenerazionale. Nella cucina di “Fork in progress” sono gli anziani a rischio di emarginazione sociale insieme agli studenti dell’istituto alberghiero a scegliere e preparare insieme i menù da proporre. Un vero e proprio esperimento di “ristorazione didattica” il cui valore formativo è dato dall’incontro e dal confronto tra generazioni apparentemente così lontane fra loro. Il passato viene quindi rielaborato insieme gettando le basi per un’esperienza futura.  Fork in progress intende promuovere azioni concrete sui temi dell’innovazione sociale e delle “smart cities”. Anche Foggia, pur con le sue difficoltà, ha le carte in tavola  poter diventare una smart city, se solo fosse dato maggiore spazio ad azioni positive di inclusione, innovazione ed interazione tra i cittadini.

R: Cosa credi che manchi nel territorio in cui vivi per far sì che i giovani possano lavorare e crescere dal punto di vista professionale?

L: Quello che manca a Foggia, ma non solo qui, è il capitale sociale, una rete efficace di relazioni basate sulla fiducia che permetta ai cittadini di realizzare, insieme, obiettivi altrimenti difficilmente raggiungibili. Al mio ritorno a Foggia ho riscontrato una certa rassegnazione nelle persone di fronte alla costruzione e alla progettazione futura della città. Questo, ovviamente, ha delle conseguenze disastrose da un punto di vista politico ed economico. Qui il concetto di comunità è talmente labile che porta ad assumere gravi forme di deresponsabilizzazione.

Una ventata di ottimismo e voglia di fare, quella che abbiamo respirato insieme a Luana. Le rivoluzioni più durature partono dal basso e possono portare lontano, molto lontano. In bocca al lupo, Luana!

Intervista a cura di Cristiana Lenoci 

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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