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Caterina Fuscaldi: la musica è terapia per l’anima

Caterina Fuscaldi- fonte foto: C.F.

Caterina Fuscaldi- fonte foto: C.F.

Giovane, appassionata di musica, al terzo anno di Pianoforte presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia, Musicoterapista in formazione, attualmente studentessa di Scienze e Tecniche psicologiche presso l’Università di Chieti. Caterina Fuscaldi, di Cerignola (Fg), è convinta che vi sia un nesso inscindibile tra la Musica e la Psiche. D’altronde, ad avvalorare questa sua convinzione, vi sono anni di studi e ricerche sull’argomento.

Abbiamo realizzato questa interessante intervista perché Caterina lavora in un settore molto delicato, quello della disabilità, in cui sperimenta quotidianamente quanto sia importante il ruolo della musica nell’affrontare alcune patologie come l’autismo. Dal 2012 ad oggi Caterina svolge attività di volontariato come insegnante di solfeggio e armonia presso l’Associazione “Insieme per l’autismo-un mondo dentro il mondo” che ha sede a Cerignola.

Diamo a lei la parola perché ha davvero tanto da dirci!

R: In base alla tua esperienza, quali sono i benefici dell’attività musicale in alcune patologie come l’autismo?

C: L’idea è di utilizzare la musica come strumento aggregante di elementi emotivi, mentali e fisici, coinvolgendo il bambino in modo mirato e progressivo, rispettando le sue possibilità e tollerando gli input emotivi ed intellettuali.Questo perchè, l’esperienza musicale consente di bypassare la valenza simbolica del linguaggio verbale e può offrire all’individuo la possibilità di esprimersi con codici alternativi, palesando la propria personalità attraverso strategie espressivo-comunicative non convenzionali.

La musica può avere effetto socializzante, può essere uno strumento per aggregare il gruppo classe, poichè permette di organizzare il comportamento dei bambini. Lavorare con la musica, con il movimento e tutto ciò che ha a che fare con il mondo sensoriale può significare offrire al bambino la possibilità di recuperare l’autostima, la relazionalità e di inserirsi attivamente nel gruppo classe. La musica procura regolarità, quella regolarità di cui un bambino affetto da disturbo pervasivo dello sviluppo, necessita. La terapia con la musica rappresenta un valido aiuto per il bambino autistico, in quanto permette l’espressione delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e dei propri stati d’animo, attraverso un canale non verbale, e favorisce l’inizio di un processo di apertura in questi bambini che sono, in origine, totalmente chiusi al mondo esterno.

R: Sviluppare l’attitudine musicale dei bimbi già nei primi anni di vita: quali sono gli strumenti per farlo?

C: Nel quadro delle più moderne teorie dell’apprendimento si inserisce la Music Learning Theory. il presupposto fondamentale di questa teoria sta nel fatto che la musica può essere appresa secondo gli stessi meccanismi di apprendimento della lingua materna. Per sviluppare il senso della sintassi musicale il bambino dovrebbe essere avvicinato alla musica nei primi giorni di vita, premessa indispensabile per trarre i benefici della successiva istruzione formale. Pensiamo a come impariamo a parlare e a pensare nella nostra lingua, avviene lo stesso processo in musica. Le ricerche di Gordon dimostrano infatti che l’attitudine musicale , innata in ogni individuo, si sviluppa nei primi anni di vita a contatto con l’ambiente musicale in cui si vive. La qualità di questo ambiente influenza il potenziale di apprendimento musicale del bambino, in modo evidente nei primi 3 anni di vita in modo minore fino ai 9 anni di età, momento in cui il potenziale si stabilizza. E’ dunque importantissimo iniziare il percorso di educazione musicale in età neonatale.

R: Musica e autismo: ci racconti la tua esperienza al riguardo?

C: La mia prima esperienza nell’ambito della didattica musicale risale al 2012, che attualmente continua all’interno dell’Associazione Insieme per l’Autismo- un mondo dentro un mondo di Cerignola, con un ragazzo affetto da disturbo dello spettro autistico, iscritto ad un Liceo Musicale. Nell’arco di questi anni si è creata una proficua collaborazione tra docenti curriculari e non, famiglia ed esperti esterni che ha permesso la creazione di una rete sinergica necessaria , e sottolineo necessaria per il successo dell’intervento. La sfida era ed è tuttora quella di cercare strumenti alternativi e nuove chiavi di lettura per la comprensione di materie quali solfeggio, pianoforte e armonia. Per il raggiungimento degli obiettivi ho costruito tastiere colorate, note e pause giganti, pentagrammi con stoffe colorate e foglio da taglio. Le non poche difficoltà incontrate durante il percorso non hanno fatto altro che stimolarci nella ricerca di soluzioni cre-attive che hanno portato allo sviluppo di una metodologia del tutto innovativa e “su misura” dando risultati inaspettati.

R: In che modo l’ascolto di un determinato genere di musica può influenzare la crescita e lo sviluppo del feto nel grembo materno?

C: Ci sono molti studi a riguardo, secondo i quali la musica ha un importante effetto sul sistema nervoso centrale favorendo la neurogenesi, la rigenerazione e riparazione delle fibre nervose interferendo su quella che viene chiamata plasticità neuronale. Un altro esperimento svolto da Hepper ha rivelato che un brano musicale, udito tutti giorni negli ultimi tre mesi di gestazione, viene riconosciuto dai neonati.

Sembra evidente insomma che esiste fra madre e figlio un legame prenatale costituito dai suoni. Scriveva M. Mancia che “il feto in utero sarebbe nella singolare posizione del cavaliere trecentesco John Mandeville, che si trovò a raccontare un viaggio che non aveva mai fatto e a fare un trattato delle cose più meravigliose e più lodabili che si trovano al mondo senza averle mai viste, ma che ben conosceva per aver consultato enciclopedie, mappe e cataloghi di meraviglie”. (Mancia M. Vita prenatale e formazione del sé. In: Bertolini M (a cura di). La nascita psicologica e le sue premesse neurobiologiche. Atti del Convegno, Milano 1984).

R: Ci racconti brevemente la tua interessante esperienza come regista e animatrice del musical “Pinocchio” realizzato con ragazzi in Albania?

C: L’esperienza in Albania realizzata grazie all’Associazione “Le ali di Trilly ” di Deliceto ,nasce dalla mia personale motivazione/passione per la progettazione dei musical. Ho realizzato con altri volontari il famosissimo musical “Pinocchio” tradotto in lingua albanese con i ragazzi albanesi. La musica ci ha uniti nonostante le difficoltà con la lingua. Bellissima esperienza formativa e ricca di emozioni….da rifare!

Salutiamo Caterina, alla quale auguriamo tanta fortuna nella sua professione. Per l’entusiasmo, l’impegno e la passione che ci mette lei è una che ce l’ha fatta sicuramente!

Intervista realizzata da Cristiana Lenoci 

Questo articolo lo trovi anche su www.cerignolaviva.it

 

 

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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