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Quando camminare diventa uno stile di vita: la storia di Daniele Sala

Prendersi una pausa ‘forzata’ e scoprire uno stile di vita che riporta a stretto contatto con la natura, con i tempi dilatati, con i propri pensieri. Dopo una prima esperienza lavorativa come falegname e molti anni trascorsi in un’azienda produttrice di materie plastiche per lo stampaggio, la vita di Daniele Sala, 39enne di Merate (Lecco) è cambiata. Daniele, che oggi vive a Paderno D’adda, a poca distanza dal suo paese natio, si è infatti scoperto ‘camminatore’ e nell’arco di un anno (da maggio 2016), zaino in spalla, ha macinato migliaia di chilometri usando esclusivamente le proprie gambe.

Tutto è accaduto per caso e come diretta conseguenza di una di quelle notizie che potrebbero gettarti nella disperazione più totale, l’improvvisa perdita del lavoro. Appassionato di musica che, racconta Daniele, “ascolto quasi quanto respiro” ma anche di fotografia amatoriale, cucina e birre artigianali, da un anno a questa parte camminare sulle lunghe distanze è per lui non solo una sfida ma anche un’alternativa alle vacanze ‘tradizionali’. Nulla è lasciato al caso: dal peso dello zaino, accuratamente calcolato al grammo, al chilometraggio delle singole tappe, fino ai luoghi nei quali rifocillarsi e pernottare; e dopo aver percorso la Via degli Dei, la via Francigena ed il cammino di Santiago, sta ora preparando un viaggio nell’entroterra sardo, tra paesaggi magici, antiche tradizioni e la millenaria cultura dell’affascinante isola italiana.

Durante i cammini Daniele ha anche tenuto un diario delle diverse tappe, raccogliendo i suoi pensieri e la ‘cronaca del viaggio’ nel sito internet ‘Tanti Passi’ (tradotto anche in inglese), ricco di preziose informazioni per tutti gli aspiranti pellegrini e camminatori.

Perchè dedicarsi al cammino su lunghe distanze? Quando e come è scattata la scintilla?

Quando ci si prende una pausa dalla quotidianità e si va in vacanza, che sia un viaggio in una città o al mare, si usa dire “staccare la spina” ma spesso alla fine non ci si allontana molto dalla propria vita di sempre, il più delle volte ci si limita solo a riposare un po’ più del solito. Camminando sulle lunghe distanze ci si scollega veramente da tutto, per 6 o 7 ore si è immersi nei propri pensieri, spesso anche quando si cammina in gruppo. Quando poi si cammina così, giorno dopo giorno il tempo rallenta, ad ogni passo c’è un panorama nuovo, ogni luogo che si incontra lo si gode appieno perché non si ha la fretta di fare e vedere tutto in un tempo limitato come quando si visita una città. Quando si passa la prima settimana, poi la seconda e cosi via ti sembra quasi di far parte di un mondo a parte, senza stress e tempi frenetici e vorresti che la tua vita e i tuoi ritmi assumessero quella lentezza per sempre.

Il primo periodo di ‘allenamento’ è stato difficoltoso a livello fisico? Come lo hai affrontato e dove camminavi?

Quando ho iniziato ad allenarmi, a inizio 2016, in realtà camminavo saltuariamente già da un paio di mesi, avevo perso da poco il lavoro e per non stare a casa a fare niente da ottobre 2015 avevo incominciato a fare delle passeggiate con la macchina fotografica nei dintorni di casa mia o lungo il fiume Adda, da lì piano piano l’idea di affrontare un trekking o un cammino più lungo, soprattutto perché camminare sempre sulle stesse strade che si conoscono a memoria alla lunga diventa poco stimolante. Quindi ho incominciato ad allenarmi veramente, camminando dai 20km ai 40km ma senza zaino, qualche esercizio a casa ogni giorno e in caso di brutto tempo delle camminate misto corsa sul tapis roulant.

Quando l’idea di prendere parte al tuo primo ‘cammino’? 

Pensando ad un lungo percorso da fare, come la maggior parte dei camminatori, il pensiero è andato subito al Cammino di Santiago, ma allo stesso tempo mi sono chiesto se valeva la pena prendere un aereo per affrontare 900 km e circa un mese di cammino quando fino ad allora non ero stato via a camminare nemmeno 2 giorni di fila. Quindi cercando e informandomi sono venuto a conoscenza della Via Francigena, che comunque è altrettanto impegnativo se non per certi versi anche di più, quindi decisi di cercare un piccolo cammino da fare come test e la scelta cadde su la Via degli Dei, un percorso trekking che parte da Bologna e arriva a Firenze percorribile in 5/6 giorni. Mi sono organizzato e l’ho percorso a maggio 2016….

Preferisci camminare solo o in compagnia?

Generalmente da solo, ma se ho compagnia non è che mi dispiace. Ognuno ha i suoi ritmi, i suoi pensieri, il suo modo di godere dei paesaggi facendo pause più o meno lunghe. C’è chi preferisce il silenzio totale della natura oppure chi preferisce fare quattro chiacchiere. La sera però è sempre bello ritrovarsi in compagnia negli ostelli, spesso con persone provenienti da città e nazioni differenti condividendo esperienze, racconti e spesso anche la cena.

Hobby, sport, stile di vita….come consideri questa attività?

Come dicevo prima, quando lo hai fatto per diversi giorni di fila diventa un vero e proprio stile di vita che vorresti quasi diventasse una costante. Non lo definirei uno sport, anche se c’è chi lo fa con l’occhio al cronometro, sicuramente fa benissimo sia al corpo che alla mente, ma uno sport implica quasi sempre classifiche, tempi, preparazioni intensive etc. Camminare invece non dà un minimo di stress nè ansia di prestazione, sei solo tu e la strada da percorrere.

Parlaci dell’esperienza con il secondo cammino, la Francigena

Quando ho deciso di mettermi in cammino sulla Francigena scegliendo Pavia come partenza (il punto dove passa più vicino a casa mia) non l’ho fatto di certo senza preoccupazioni. Cercando informazioni sul web avevo trovato alcuni racconti abbastanza allarmisti che parlavano di segnaletica confusa, tratti a volte rischiosi e accoglienze difficili da reperire, ora posso dire che probabilmente questo “pessimismo” a volte eccessivo deriva anche dal confronto che i pellegrini veterani di Santiago fanno con la nostra Francigena, due percorsi molto diversi sotto molti aspetti che non ha molto senso confrontare, ciò non toglie che su molte cose potremmo prendere esempio dagli spagnoli che in fatto di cammini oramai sono più che navigati.
Se pensiamo anche solo alla Toscana coi suoi borghi e le città d’arte, un cammino ben valorizzato e organizzato farebbe impallidire quello più famoso spagnolo, ma la Francigena è un cammino più giovane sotto l’aspetto organizzativo e ha il problema di essere in italia, dove purtroppo ci perdiamo in un bicchiere d’acqua invece di valorizzare il nostro bellissimo territorio. Ma poi vogliamo mettere, per uno straniero che non ci è mai stato, entrare in piazza San Pietro dopo km e km di cammino, deve essere una cosa da togliere il fiato. Io Roma l’avevo già vista più di una volta invece, quindi sono arrivato sapendo già cosa mi aspettava, certo ero comunque felicissimo e soddisfatto. Arrivare davanti alla cattedrale di Santiago è bello non c’è dubbio, ma non regge il confronto secondo me.

Raccontare la giornata di un pellegrino potrebbe risultare un po’ noioso, infine è pur sempre una routine, ma decisamente più appagante di quella solita di casa. Sveglia verso le 6:30 si rimettono le proprie quattro cose nello zaino che diventa a tutti gli effetti la propria casa mobile, colazione e ci si mette in cammino. Una foto all’alba magari, qualcuna al panorama, al borgo antico, senza nessuna fretta. Uno spuntino quando il tuo corpo lo richiede, perché solamente dopo qualche giorno di possibili incomprensioni si impara a dare ascolto al proprio corpo, ai suoi limiti e bisogni, a non esagerare per poter ragionare sulle lunghe distanze. L’ultima manciata di km che per la stanchezza sembrano sempre i più lunghi e si raggiunge la meta del giorno, si cerca l’ostello, si ritirano fuori le proprie quattro cose, ci si lava e si aspetta di cenare magari facendo un giro nell’ennesimo paese o città sconosciuta. Ovviamente a letto abbasta presto.

Allenarsi serve moltissimo ma la verità è che nulla ti prepara a camminare 25/30 km in media al giorno, di fila, con uno zaino di 8 kg sulle spalle, infatti qualche problema fisico all’inizio l’ho avuto e dopo qualche giorno ho anche pensato a chi me lo aveva fatto fare, ma ero deciso ad arrivare fino a Roma prima del giorno del mio compleanno, diciamo una mia personale sfida. Così tenendo duro per qualche giorno, maltempo compreso sono arrivato a Roma dopo 28 giorni fantastici e intensi, attraversando posti mai visti, sentieri che attraversano panorami mozzafiato, storia, arte e la nostra cultura eno-gastronomica che tutti ci invidiano. Senza grossi problemi logistici, portando con me solo le tracce gps sullo smartphone in caso di emergenza e un elenco di accoglienze.

Che sensazioni si provano nel percorrere, settimana dopo settimana, decine di chilometri su percorsi poco battuti dal turismo di massa?

Nell’era dell’aereo, dell’automobile, della tv, dei social che fanno sembrare il mondo più piccolo e accessibile in ogni momento, camminare giornate intere senza nessun tipo di scorciatoia restituisce un po’ il senso della misura e della distanza. Quando attraversi a piedi una regione se non uno stato intero ti rendi conto della vastità di questi territori e di alcune bellezze che passando in auto non vedresti mai. Se da una parte ti fa apprezzare la solitudine e la pace, dall’altra ti fa anche apprezzare di più la condivisione e quando incontri qualcuno ti fermi volentieri a parlare, cosa che in città accade sempre meno.

Quando e perché hai deciso di affrontare il Cammino di Santiago?

Quando ero in cammino sulla Francigena conobbi virtualmente l’amica Grazia Andriola, lei sarebbe partita il 26 giugno, poco dopo il mio arrivo a Roma, cosi ci scambiammo qualche messaggio e qualche informazione sul cammino. Il suo però di cammino era una grande sfida, partire da Santa Maria di Leuca in Puglia per arrivare fino a Santiago de compostela, attraversando Italia, Francia e Spagna. Aveva già pianificato a grandi linee il suo viaggio che oltre al camminare l’avrebbe vista impegnata in una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne chiamata #steptostopviolence, con incontri e interviste in vari comuni sopratutto dell’Italia. Cammino che poteva essere seguito ogni giorno sulla sua pagina Facebook e del quale a brevissimo uscirà anche un libro, intitolato “#steptostopviolence – Un cammino in memoria delle vittime di femminicidio” (Edizioni dei Cammini)

Quindi oramai a casa decisi di far passare luglio e agosto aspettando che Grazia passasse da Pavia per raggiungerla e accompagnarla almeno fino al confine con la Francia. Invece poi poco prima di arrivare alla frontiera presi la decisione di seguirla fino a Santiago. Un’avventura lunga e fantastica durata altri due mesi che per non dimenticare ho messo nero su bianco in un blog. Ancor più importante è quella di Grazia che a breve uscirà in libreria con un libro da lei scritto in cui, non nascondo di esserne orgoglioso, apparirò anche io.

Hai fatto nuove amicizie durante queste avventure?

Moltissime, partendo dalla Via degli Dei alla Francigena e poi sul Cammino di Santiago ho incontrato un numero crescente di pellegrini e ospitalieri. Con parecchi sono ancora in contatto e appena possibile ci ritroviamo e con l’arrivo della bella stagione non escludo che ci faremo anche delle belle camminate assieme. Legare con loro è semplice perché condividono con me la stessa esperienza, anche se magari non abbiamo camminato assieme conoscono cosa si prova, cosa si vive e la nostalgia che ti lascia poi, sopratutto il cammino di Santiago che ovviamente questi nuovi amici hanno fatto quasi tutti.

Qualche curiosità o aneddoti accaduti oppure luoghi particolari visitati durante i viaggi?

Nei 3 mesi circa di cammino ho incontrato moltissime persone, più o meno ognuna con una storia alle spalle. A Montefiascone mentre ero ospite in una accoglienza passò da lì a fare una breve sosta un ragazzo francese che da solo in bicicletta stava percorrendo il giro del mondo, con le gambe visibilmente segnate da qualche caduta.
A Roma, festeggiando da solo compleanno e fine della mia prima avventura in una birreria gemellata con quella che frequento di solito, mi sono ritrovato a bermi una birra in compagnia di Chef Rubio, uno dei miei rari miti televisivi a cui ho raccontato brevemente la mia esperienza.
Sul cammino di Santiago poi gli incontri particolari si sono moltiplicati, compagni di viaggio che si sono uniti, persone fantastiche anche dopo, quando da Santiago abbiamo continuato per Finisterre e Muxia, due luoghi davvero magici che si affacciano sull’oceano.

Hai già programmato il prossimo cammino?  

Sicuramente tornerò presto in cammino, le vie percorribili sono moltissime, tante in Italia come in Spagna come nel resto d’Europa. Per partire a camminare mi basterebbe chiudere la porta di casa e partire subito, ma devo comunque valutare i costi. Camminare costa poco ma non è comunque gratis, un cammino di pellegrinaggio ha prezzi più contenuti perché permette di appoggiarsi a strutture religiose o gestite da volontari, ma si tratta sempre di un lungo periodo fuori casa dormendo e mangiando tutti i giorni e questo richiede comunque un budget. Mi piacerebbe fare il cammino Portoghese che da Siviglia arriva sempre a Santiago attraversando il Portogallo. Intanto a breve invece mi sposterò in Sardegna per un cammino nell’entroterra di questa meravigliosa regione, percorrendola interamente, da nord a sud: vorrei infatti cimentarmi con un cammino meno popolato e conosciuto, quello di Santu Jacu in Sardegna, terra che non ho mai visitato e penso sia interessante provarlo sapendo che il numero di pellegrini che lo ha fatto è decisamente più basso anche di chi ha percorso la Francigena. Partirò il 9 maggio da Porto Torres per arrivare a Cagliari lungo 420 km su quello che è chiamato asse centrale, 19/20 tappe in altrettanti giorni.

Ultima domanda: camminare ti ha cambiato la vita?

Cambiata forse no, ma sicuramente l’ha arricchita. Ho iniziato a camminare per staccarmi un po’ di dosso la vita che avevo fatto fino a quel momento, lavorare troppo ed essere troppo stanco per fare altro, correre sempre e spesso senza motivo se non quello di fare contenti i datori di lavoro. Stress e fatica che accumulati mi avevano anche dato problemi di salute, sempre arrabbiato e senza stimoli. Solamente dopo aver perso il lavoro mi sono reso conto che stavo lavorando solo per permettermi una vita che però non stavo vivendo. Lavorare per avere una bella casa da cui però riesci a uscire solo per andare a lavorare o per avere una macchina fotografica che non hai mai tempo di usare. Una sorta di “prigione” senza sbarre in cui siamo in molti e probabilmente se non avessi perso il lavoro ora sarei stanco per la mia giornata in fabbrica invece di avere una bella esperienza da raccontare. Oggi sono ancora una persona tendenzialmente nervosa e pessimista, ma molto meno di prima, cerco di prendere le cose con più filosofia, di mantenere le tante amicizie che ho fatto in cammino e  farmene di nuove. Sono più tollerante e quello che invece non tollero cerco di farmelo scivolare addosso. “La vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiato”. Sto anche meglio fisicamente.

Ora non so cosa mi riserverà il futuro e quando troverò un lavoro, ma so per certo però che cercherò di non tornare a fare la vita di prima pensando più ad auto gratificarmi facendo il più possibile quello che mi piace, invece che con una busta paga più grande.

 

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Autore
Daniele Orlandi
Daniele Orlandi
Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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