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Pia Tribuzio: nella pallavolo ci ho messo tutta me stessa

Pia Tribuzio

Quando si ha di fronte una donna che è riuscita a realizzare i suoi sogni ed è appagata lo si capisce subito: gli occhi brillano di una luce intensa ed emanano forza ed energia. Questo è successo a me, che ho avuto la fortuna di incontrare e intervistare Pia Tribuzio, trentacinquenne di Cerignola, una bravissima atleta che è anche mamma di due splendidi bambini. In un pomeriggio di sole e vento ha voluto raccontarmi la sua esperienza sportiva, terminata dopo anni vissuti intensamente e sempre con grande passione.

R: Pia, a 35 anni puoi ben dire di essere riuscita a realizzare un tuo grande desiderio: giocare in pallavolo in serie A insieme alle beniamine alle quali anni prima avevi chiesto un autografo.

P: Sì! Anche se non ho giocato da titolare, posso dire di avere fatto una grande esperienza sportiva ed umana, lasciando qualche traccia di me. L’emozione di indossare la maglia della serie A è impagabile, non ho pensato assolutamente ai sacrifici fatti per arrivare, mi sono goduta pienamente quei momenti, che penso di essermi del tutto meritata.

R: A quanti anni hai cominciato a giocare a pallavolo?

P: Ho cominciato frequentando la palestra dell’UDAS di Cerignola, alle scuole medie. Mi reputo fortunata perché in quegli anni ho conosciuto persone fantastiche, come gli allenatori Maria Luisa Russo, Michele Valentino e Roberto Ferraro, che hanno saputo seguirmi e motivarmi. Si sa che l’adolescenza è un periodo difficile e turbolento, ma io avevo le idee chiare e ho avuto la fortuna di condividere allenamenti e risate con amici che sono diventati come fratelli per me.

R: Dopo l’UDAS, quali esperienze sportive hai fatto?

P: La mia allenatrice Maria Luisa Russo aveva capito che avevo voglia di arrivare lontano e ha contattato un procuratore che mi ha permesso di giocare in una squadra B1 della Sicilia. Ho fatto i bagagli e sono andata a giocare a Siracusa per un anno. Non dimenticherò mai quello che ho vissuto qui e le persone che mi sono state vicine. In particolare, devo molto all’allenatore spagnolo Antonio Jimenez Armas. Dopo questo periodo siciliano sono andata a giocare a Brindisi e poi a Pontecagnano. A Castellana ho giocato in A1 per poi, finalmente tornare nella mia città, Cerignola, coronando il sogno di farla arrivare in serie B1.

R: Qual è stato il ruolo della tua famiglia in questo percorso di sport e di vita?

P: Mia madre, quando ha capito che ero innamorata di questo sport, mi ha subito detto: “Ricordati che non si vive di pallavolo”, esortandomi a studiare e a prendere buoni voti sia a scuola che all’università. Io mi sono resa conto che la pallavolo era la mia strada quando, a costo di grandi sacrifici, studiavo e nello stesso tempo non mi perdevo un allenamento. La mia motivazione, unita alla mia grande curiosità e voglia di apprendere continuamente, mi ha portato  a realizzare risultati che neppure io pensavo di ottenere.

R: Perché hai deciso di “attaccare la palla al chiodo”?

P: Ho partecipato ad un concorso per entrare nella scuola, e l’ho vinto. Sono stata chiamata per la mia prima supplenza in una scuola di Cerignola, e ora vorrei dedicarmi a questo e ai miei figli. In passato ho dovuto rinunciare a stare con loro più tempo a causa degli allenamenti e delle trasferte, anche se penso che per un genitore conti più la qualità che la quantità del tempo che trascorre con i figli.

R: Stai pensando di dedicarti all’attività di allenatrice, dopo tanti anni di esperienza come giocatrice?

P: Sinceramente no. Purtroppo non vedo intorno a me persone che abbiano la voglia di sacrificarsi per una passione sportiva. Da quando ho cominciato a giocare ad oggi sono cambiate un sacco di cose: le persone agiscono esclusivamente per interesse.

R: Giovani e sport oggi. Cosa ne pensi?

P: Oggi i genitori tendono ad “ovattare” i figli, proteggendoli da tutto e da tutti, impedendo loro di commettere errori, e quindi di crescere. Purtroppo la loro presenza nella vita dei figli è spesso ingombrante: ad esempio a scuola tendono a sostituirsi addirittura ai professori! Io invece ho l’esempio di mia madre, che non è mai entrata nella mia vita, mi ha lasciato libera di scegliere e di realizzarmi pienamente come donna.

R: La pallavolo è condivisione. Consigli quindi ai giovani di praticarla?

P: Sì, questo sport insegna a stare in gruppo, a rispettare gli altri. Credo sia uno degli sport più adatti per imparare a condividere vittorie e sconfitte, sul campo e nella vita.

R: Chi è Pia Tribuzio oggi, dopo tanti anni di allenamento alle spalle?

P: Il mio ruolo in campo è stato in difesa: mi sono sempre impegnata per costruire il gioco ideale e permettere alle mie compagne di attaccare e fare punti. Oggi mi sento ancora di dover imparare. Chiudo un capitolo della mia vita e ne apro un altro, ma con la stessa umiltà e caparbietà che gli altri mi hanno sempre riconosciuto.

Penso che uno dei modi migliori per chiudere questa chiacchierata sia quello di citare un aforisma di Richard Bach: “Non ti viene mai dato un sogno senza che ti venga dato il potere di farlo avverare”. Grazie Pia!

 

Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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