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Perché è importante riscoprire la solitudine

 

In un’epoca come la nostra, caratterizzata da rapporti no stop (anche virtuali) con gli altri, la solitudine sembra quasi un lusso. Eppure, oggi più che mai, è importante ritrovare il tempo (ed il gusto) per stare soli con se stessi.

Il filosofo Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale. E non si sbagliava di certo, visto che gli psicologi oggi confermano che, per sentirsi bene e sviluppare al meglio le proprie potenzialità, l’essere umano ha bisogno di stare a contatto con i suoi simili e vivere in contesto di condivisione. La vita che conduciamo, però, è spesso troppo piena di impegni e contatti, che si prolungano anche quando torniamo tra le mura di casa. La conseguenza è che diventa difficile riuscire a stare qualche minuto da soli, in compagnia di se stessi. La solitudine è invece necessaria e benefica, vediamo perché.

La solitudine fa bene: lo dice la scienza

Secondo un’indagine condotta nel 2017 da un gruppo di ricercatori della Rochester University (Usa), pubblicata su “Personality and social psychology bulletin”, restare da soli per un quarto d’ora al giorno è un toccasana per il cervello. Gli esperti hanno effettuato una serie di esperimenti sui partecipanti, che dovevano confrontare il proprio stato d’animo quando si trovavano da soli, con le emozioni vissute mentre erano sottoposti ad interazioni sociali. E’ emerso che la maggiore sensazione di benessere, relax mentale e calma si provava proprio quando si restava da soli, in solitudine.

La solitudine rafforza l’autostima

Quando si sta con altre persone, è normale focalizzare l’attenzione su di esse, sul loro modo di vivere, sui gusti e le parole. Si crea un confronto che non sempre è costruttivo, perché spinge a pensare che gli altri abbiano ragione, che le loro scelte e decisioni siano migliori. Grazie alla solitudine, invece, è possibile riavvicinarsi a se stessi, concentrandosi sui propri desideri e pensieri e comprendendo che in propria compagnia si sta bene. Tutto ciò permette di conoscere meglio il proprio io, volendosi più bene e acquistando più forza e autostima nelle proprie possibilità. Infatti, in genere chi sta bene con se stesso sta meglio anche con gli altri.

La solitudine permette di fare quello che piace

Spesso ci si lamenta di non avere un momento libero per dedicarsi ad un’attività che piace: leggere un libro, ascoltare un po’ di musica, fare una passeggiata in silenzio, stare in poltrona a lasciar vagare i pensieri. Un quarto d’ora di solitudine al giorno consente di dedicarsi ad un’attività piacevole oppure ad un dolce far nulla, rieducando se stessi a non avere l’ansia di rendere conto a nessuno. Tutto questo arricchisce profondamente la propria interiorità. L’ideale sarebbe dedicarsi ad un momento di meditazione o introspezione, sdraiandosi comodamente con gli occhi chiusi e ponendosi domande per le quali non sembra mai essere il momento giusto: “la vita che sto conducendo mi appaga?”, “potrei cambiarla in meglio, e come?”, “quali sono i miei obiettivi?”. Parlare con se stessi senza mentirsi aiuta a capire ciò che piace e che cosa si vorrebbe cambiare, traendo forza e motivazione.

La solitudine combatte lo stress

Quando stare da soli è una libera scelta costituisce un toccasana per il cervello, perché permette di concentrarsi, oltre che su se stessi, su aspetti che vengono spesso trascurati quando si è in gruppo. Il flusso dei propri pensieri, il paesaggio, gli individui che si incontrano senza doversi fermare a parlare, senza ansie di impegni e confronti, porta ad uno stato di calma che aumenta le sensazioni positive grazie alla liberazione di endorfine, serotonina e dopamina. Le sensazioni negative si allontanano, si riducono adrenalina e cortisolo e lo stress di conseguenza diminuisce.

La solitudine rende più versatili e creativi

La capacità di stare bene da soli induce anche un aumento delle capacità creative individuali. Non a caso i grandi artisti, poeti e musicisti hanno avuto le loro migliori ispirazioni nel silenzio e nella solitudine. Stare da soli aiuta a staccare la spina, a lasciare sedimentare le informazioni apprese, ad elaborarle con un apporto personale. Una ricerca condotta in Ungheria ha dimostrato che i ragazzini che non sono stati abituati a stare un po’ da soli hanno minori probabilità di sviluppare abilità creative. Altri studi hanno provato che un po’ di solitudine in adolescenza è una condizione indispensabile per dare sfogo al pensiero creativo e al “problem solving”.

Stare soli consente di prendersi cura di se stessi

La solitudine può essere un’occasione per occuparsi di se stessi, dedicandosi a nuovi hobby e passatempi, ampliando la propria cultura, leggendo quel libro che aspetta da tempo sul comodino. Essere da soli equivale anche a godere di un ampio margine di libertà di cui disporre a proprio vantaggio o piacimento. Ci si può dedicare a piccole, essenziali coccole come un lungo bagno profumato, una maschera per il viso oppure ad impegni più seri, come una visita di controllo dal medico che si rimanda sempre.

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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