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Nico Angiuli: un progetto filmico nella terra di Giuseppe Di Vittorio

 

Nico Angiuli- fonte foto: N. A.

Nico Angiuli- fonte foto: N. A.

La Capitanata è da sempre una terra ricca di forti contraddizioni, di problemi irrisolti e di un passato che ha lasciato cicatrici indelebili, insieme alle lacrime e al sudore di persone che per un pezzo di pane hanno perso la vita. E’ interessante scoprire come sia possibile, e anzi auspicabile, ricucire il divario tra un passato che sembra troppo lontano e la realtà dei nuovi braccianti che lavorano nella terra dove è nato  il sindacalista Giuseppe Di Vittorio.

Attraversare l’evoluzione e la trasformazione della classe bracciantile lungo il Novecento dai cafoni ai lavoratori africani: è questo l’obiettivo principale del progetto filmico performativo realizzato da Nico Angiuli, di Adelfia (Ba), studente presso lo IUAV di Venezia, e vincitore del primo premio del concorso per giovani artisti e istituzioni culturali “ARTE, PATRIMONIO e DIRITTI UMANI” ideato e curato da Vessel e Connecting Cultures, con la collaborazione della Fondazione Ismu- Settore Educazione, Patrimonio e Intercultura.

Il progetto vincitore proposto dall’artista pugliese, denominato “Tre Titoli: un film corale sulla Cerignola di ieri dentro quella di oggi” è cominciato con una ricerca in loco di aneddoti e materiali riguardanti la vita contadina che si svolgeva a Cerignola, la cittadina della provincia di Foggia dove, l’11 Agosto 1892, nacque il dirigente sindacale Giuseppe Di Vittorio, uno dei massimi esponenti del movimento sindacale mondiale. Il progetto, condiviso “sul campo” da attivisti e volontari che hanno partecipato, con vari ruoli, alla realizzazione del cortometraggio, ha suscitato numerosi interrogativi, tra cui: “Come è possibile far rivivere il lascito di Giuseppe Di Vittorio nella vita rurale e cittadina di oggi, e perché ad un certo punto si è smesso di scrivere e raccontare quello che accade nelle campagne cerignolane?”.

Il laboratorio filmico si è svolto tra Tre Titoli e Cerignola, con la collaborazione della Camera del  Lavoro-CGIL cerignolana. Tre Titoli è una frazione a pochi chilometri da Cerignola, popolata da una numerosa comunità di uomini e donne ghanesi che da anni occupano alcuni poderi abbandonati e lavorano nei campi circostanti. Durante i mesi estivi, quando comincia la stagione della raccolta dei pomodori, il numero degli occupanti di questa frazione aumenta fino a raggiungere le mille unità.

Il caporalato, che ha rappresentato la piaga contro cui Giuseppe Di Vittorio ha lottato per tutta la vita, in realtà qui non è stato mai del tutto sconfitto. Potremmo dire che ha semplicemente cambiato il colore della pelle. Nico ha cercato di documentare in modo artistico questa triste realtà ancora esistente nelle campagne cerignolane attraverso la pratica dell’autoracconto corredato da immagini. La sensazione è che ci sia riuscito perfettamente: il mondo contadino che ha descritto è pieno di tensioni, contrasti, ma anche animato da un forte desiderio di giustizia e riscatto.

Gli attori che hanno partecipato al Laboratorio sono abitanti di Tre Titoli, e durante le riprese filmiche hanno indossato “il vestito buono” prestato dai braccianti cerignolani, hanno girato per le strade della città e hanno anche partecipato ad un comizio con un Giuseppe Di Vittorio inedito dalla pelle nera.

Abbiamo fatto qualche domanda a Nico il progetto portato a termine qualche giorno fa a Cerignola:

R: Ci descrivi un momento particolarmente difficile durante la realizzazione del progetto?

N: Un momento particolarmente difficile è stato parlare di soldi e compensi con i migranti, perché la condizione che vivono è talmente  particolare che spiegare si tratti di un progetto indipendente e con risorse limitate, risulta difficile. Credo sia stato centrale non vivere questo progetto come fosse un ingaggio, come fossero giornate di lavoro per un datore di lavoro (io o il film), per riuscire in definitiva a viversi questo momento come fosse slegato dai soldi. Non so se ci sono riuscito, capiremo nei prossimi tempi come e cosa la comunità di Tre Titoli riuscirà autonomamente a costruire, senza l’input come in questo caso del film. La sfida per questa comunità è quella di costruire una propria autonomia fuori dalle logiche del lavoro agricolo dipendente.
R: Che idea ti sei fatto della comunità cerignolana?
N: Bè, la domanda è in un certo senso ambigua. Per comunità cerignolana io intendo l’insieme dei nativi e dei migranti ormai stanziali: il loro intricarsi, compensarsi e rifiutarsi esprime la complessità della Cerignola di Oggi e di Domani. La vostra è una città piena di Storia, di episodi, di uomini e donne che ora sono di nuovo nel punto in cui dover costruire le forme sociali della Cerignola che sarà. Ho sempre percepito una certa forza nella vostra città, una forza che a volte ha assunto i toni della rivolta contro il sopruso e a volte quelli della sopraffazione. In generale nella città  mi sembra viva la dicotomia di chi tiene vive la memoria, ma non la usa per plasmare la società.
R: La realtà di Tre Titoli è poco nota ai cerignolani, mentre invece viene considerato uno spaccato sociale da studiare e sul quale intervenire per restituire dignità a questi uomini e donne. Cosa pensi tu in particolare di questa comunità nella comunità? 
 
N: Penso che siano un’espressione storica del vostro territorio. Nel senso che seppur vengono da mondi lontani, questi lavoratori migranti hanno colmato un’aspetto della catena del lavoro che in città e in tutto un certo Sud, si è creato. La possibilità di essere sottopagati non è un’invenzione “africana” ma un particolare clima che il territorio ha espresso. Per questo parlare di Tre Titoli significa parlare della trasformazione di voi stessi, di noi stessi, della classe bracciantile meridionale; è proprio chi lottava per i diritti e per il lavoro 50 anni fa che oggi esprime la violenza e la sopraffazione contro cui ha combattuto. Per questo Tre Titoli non è una comunità straniera, ma un’espressione interna alla nostra cultura occidentale.

Generazioni a confronto, il vecchio e il nuovo che si rincorrono, il desiderio di uscire dalla solitudine di un ghetto e la voglia di riscattare una condizione che è di lavoro, ma anche di vita. Sono tanti gli spunti di riflessione che questo laboratorio filmico ha suscitato nei cerignolani e non solo. Ora bisogna rielaborarli, farne tesoro e dargli l’importanza che meritano. Intanto noi auguriamo in bocca al lupo a Nico per i suoi progetti futuri.

Ci teniamo a sottolineare che il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di: Comunità braccianti Tre Titoli e Cerignola, Andrea Vara (Direttore della produzione),  Anila Shehaj (Ricerche e sopralluoghi), Giuseppe Valentino (Direttore della fotografia), Alessia Lenoci (Suono), Cristina Cazzolla (Costumi di scena), Ezio A. Cibelli (Fotografie di scena del film), Paap Njaay Jamiil (Gestione attori Tre Titoli)

Fotografie di Ezio A. Cibelli

Articolo realizzato da Cristiana Lenoci

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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