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La cura del silenzio: ecco come sperimentarla

Un libro spiega l’importanza di stare in silenzio, ritagliandosi un pò di spazio per sperimentarlo ogni giorno: i consigli di Kankyo Tannier.

Sessantamila pensieri al giorno: ecco cosa passa nella testa di ognuno di noi nell’arco di 24 ore. Non possiamo smettere di pensare, certo, ma possiamo imparare a concederci qualche minuto di silenzio, utile a “spegnere” la mente, che è come una lavatrice che centrifuga a tutta velocità. Per sperimentare il silenzio non è necessario diventare eremiti e ritirarsi in cima ad una montagna, ma lo si può provare anche in mezzo al traffico. Una monaca buddista zen, Kankyo Tannier, ci spiega come fare.

Che cos’è il silenzio e perché è utile

Il silenzio di cui parla Kankyo Tannier nel suo libro “La cura del silenzio”, edito da Sperling & Kupfer (prezzo al pubblico 16,90 euro) è inteso come silenzio interiore, uno spazio pacifico all’interno di noi stessi che possiamo sperimentare ovunque ci troviamo. Più la mente è attiva e in movimento, più ci si sente stressati. Fare silenzio significa rallentare, sgombrare la mente e imparare a vivere il momento presente.

Perchè stare in silenzio?

Quando siamo in silenzio succedono tre cose: innanzitutto ci rendiamo conto dell’incredibile mole di pensieri che ci passano per la testa. Il secondo step è quello dell’accettazione di questo incredibile caos mentale e infine vi è la necessità di diventare consapevoli dei pensieri e delle emozioni che fluiscono nella testa. Bisogna imparare a lasciarli fluire senza restarne intrappolati.

Quanti tipi di silenzio esistono

Nella vita bisognerebbe imparare a sperimentare il silenzio degli occhi, quello dei suoni e il silenzio del corpo. Ogni volta che utilizziamo uno dei nostri sensi (vista, udito e tatto) per percepire in modo diverso la realtà, facciamo silenzio dentro di noi. Potremmo partire dal silenzio degli occhi: per sperimentarlo camminiamo per strada guardando a terra. Questo esercizio, apparentemente banale, permette di concentrarsi sul momento presente, e quindi su se stessi.

Fare silenzio nei suoni

Il silenzio dei suoni, invece, aiuta a prendere consapevolezza del mondo intorno a noi. Per provarci, fermatevi ovunque vi trovate e ascoltate tutti i suoni che riuscite a percepire: lontani, vicini, alti, bassi. Vi renderete conto che sono tantissimi. Il terzo esercizio consiste nel chiudere la porta facendo meno rumore possibile. Ogni porta chiusa nell’arco delle 24 ore può diventare una pratica di concentrazione e di presenza, che può aiutarci a riconnetterci al momento.

Silenzio e calma

Erroneamente si pensa che silenzio e calma siano sinonimi. In realtà la percezione del silenzio, sia all’esterno che all’interno di noi stessi, favorisce il raggiungimento di uno stato di calma, e non viceversa. Molte persone hanno paura di sperimentare il silenzio interiore poiché questa pratica ci riconnette a noi stessi, nel bene e nel male, riportando a galla anche dolori non elaborati e angosce rimaste irrisolte. In un mondo così rumoroso come quello in cui viviamo, stare in silenzio può mettere a disagio. In realtà tale spiacevole sensazione dipende dalle persone: ci sono alcuni individui che utilizzano il silenzio per nascondersi. In generale, però, è buona prassi fermarsi a pensare prima di parlare. Se non ci sentiamo obbligati a dare il nostro parere su tutto, viviamo meglio e con meno stress.

Dove iniziare la pratica del silenzio

Come ribadisce Kankyo Tannier, monaca buddista zen che tiene corsi di meditazione e gestisce un blog sulla spiritualità del quotidiano (dailyzen.fr), il segreto per avere uno sguardo più sereno ed un cuore più felice consiste nello sperimentare il silenzio ovunque ci si trovi: a casa, in autobus, al lavoro. L’importante è ritagliarsi uno spazio quotidiano per provarci. Nel silenzio i contorni del mondo diventano più definiti, si scoprono cose di noi che avevamo dimenticato o che ci sfuggono durante la routine di ogni giorno.

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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