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Fallimento: ecco perché può essere positivo

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Non bisogna guardare al fallimento come qualcosa di negativo: da una sconfitta si può uscire più forti e agguerriti di prima, pronti a rimettersi in gioco.

Non riuscire a raggiungere un traguardo ambito lascia l’amaro in bocca, e la mente cade in un vortice di pensieri e domande, tra cui: “di chi è la colpa, se non ce l’ho fatta?”. Succede ogni qual volta una storia d’amore finisce a causa di un’incomprensione, quando ad un colloquio non si viene scelti nonostante si pensi di essere adatti a quel ruolo o quando, dopo essersi impegnati a fondo per ottenere una promozione, vediamo avanzare una persona con meno meriti di noi.

Come reagire ad un fallimento

Una sconfitta si può affrontare in due modi: o stimola a tentare ancora, dopo aver capito che cosa migliorare o in quale contesto potremmo provare di nuovo, oppure ci blocca, frenando la nostra corsa verso l’obiettivo. Il modo in cui si reagisce ad un fallimento parla di noi e della nostra storia personale. Se si è riusciti fin da piccoli e da adolescenti a sviluppare una visione più oggettiva dell’insuccesso saremo più inclini a considerare la sconfitta solo momentanea e come strumento per fare meglio. Invece, se è radicata in noi la convinzione che sbagliare è quanto di peggiore possa capitarci, o che se facciamo bene è solo il nostro dovere, si sarà portati inevitabilmente ad incontrare nuovi ostacoli sul cammino. Sarebbe utile comprendere quale significato profondo si dà al fallimento.

Il fallimento non è solo negativo

Guardare al fallimento come una sconfitta è solo uno dei tanti punti di vista. Rischia l’insuccesso solo chi tenta di raggiungere un obiettivo: il fallimento in sé non esiste, esiste piuttosto il risultato di un’azione. A volte può dare esito positivo subito, altre volte potrebbe servire più tempo perché si concretizzi quanto desideriamo. Se si vuole dimostrare a se stessi di poter arrivare alla meta, bisogna passare anche da qualche rifiuto. Questi alcuni esempi celebri: Steve Jobs, il fondatore di Apple, fu licenziato dall’azienda che aveva creato, ma che poi riconquistò anni dopo, salvandola dal fallimento. Walt Disney, il “papà” di Topolino e di tanti altri personaggi e cartoni animati celebri, fu licenziato da un giornale perché privo di immaginazione e di buone idee. Marilyn Monroe, ancora oggi considerata un’icona sexy, venne inizialmente cartata dalla casa di produzione Columbia Pictures perché poco bella e talentuosa. In quell’occasione, le suggerirono di fare la segretaria. Albert Einstein, che ha formulato la teoria della relatività, fu etichettato dalla sua maestà come mentalmente lento. La pubblicazione dei suoi studi gli valse il Nobel per la fisica. Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione della specie, era considerato un inconcludente e suo padre lo giudicava un sognatore ad occhi aperti. Stephen King, prima di pubblicare il suo libro d’esordio, ricevette ben trenta rifiuti dalle case editrici. Michael Jordan, vero mito del basket, venne scartato dalla squadra della sua scuola. Lui, però, non si arrese. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto, ha detto.

Sbagliando s’impara

Fallire ha in sé due grandi opportunità: imparare dagli eventuali errori commessi e comprendere come arrivare meglio al proprio traguardo. Il fallimento è un maestro di vita: davanti ad un insuccesso ci si deve mettere in discussione e valutare la propria capacità di raggiungere l’obiettivo, chiedendosi perché non ci si è arrivati come si sperava. Dopo qualche tempo dovremmo essere capaci di valutare la situazione e gli eventi esterni che hanno influito sul fallimento. Il più delle volte ci si rende conto che non tutto dipende solamente da noi. Parlare del proprio fallimento può essere d’aiuto: condividere un fallimento che ci ha aiutato a trovare nuove risorse interiori può essere lo sprone giusto anche per chi ci ascolta.

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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