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Donne che fanno lavori degli uomini: cinque storie contro ogni pregiudizio

donne e mestieri uomini

Sempre più donne svolgono impieghi tradizionalmente considerati appannaggio esclusivo degli uomini, e lo fanno con fatica e passione. Abbiamo raccolto cinque storie che sfatano il pregiudizio ancora esistente, che considera alcuni mestieri più “maschili” rispetto ad altri. Simona, Ethel, Valentina, Evo-K e Paola sfidano qualunque convenzione sociale riportando la loro personale esperienza.

Simona, istruttrice di boxe

Simona Galassi, 43 anni, di Forlì, alla fine degli anni Novanta è stata fra le prime donne italiane a praticare una disciplina sportiva notoriamente “maschile”: la boxe. Anche se da qualche tempo Simona ha appeso i “guantoni al chiodo”, la sua passione per il pugilato non si è esaurita: oggi lavora come istruttrice, tenendo corsi di boxe amatoriale e altre attività di training. “A 24 anni sono capitata per caso in una palestra di kick boxing, iniziando così a tirare pugni quando ancora il pugilato femminile quasi non esisteva. Subito è venuta fuori la mia predisposizione per questo sport, e ne è nata una bella carriera”, spiega Simona. E’ stata campionessa mondiale dei pesi mosca Wbc nel periodo 2008-2011 e dei supermosca Ibf nel 2011-2012. Lei stessa ammette che non è stato facile, c’era molta diffidenza verso le prime donne che indossavano i guantoni. “Anche in famiglia ho dovuto superare le resistenze di mia madre: nei primi match sembrava che stessi per partire in guerra”, conclude.

Ethel, autista di pullman e camion

Lei è Ethel Bianchi, è nata a Pomezia (Roma), e quest’anno è stata premiata con il Sabo Rosa, una sorta di “Camionista dell’anno”. “Mio padre faceva il camionista, il mio ex era camionista e mia zia è stata fra le prime a guidare un camion. Perciò sono sempre stata attratta da questo mondo, anche se agli inizi non è stato semplice. C’è ancora qualcuno che, quando vede una donna al volante, storce il naso e sbuffa”, esordisce Ethel. Lei ha cominciato a trasportare frutta da Roma alla Sicilia, poi ha lavorato sugli scuolabus, ma era dura, perché al fatto di essere donna si aggiungeva la confusione dei ragazzi. Allora Ethel ha deciso di passare al settore del turismo. “Oggi lavoro come autista di pullman: faccio tour europei, sono fuori casa circa nove mesi all’all’anno, ma mi piace molto e non lo cambierei con altro”, conclude.

Valentina, titolare di un’officina meccanica

Fin da ragazzina Valentina Di Gregorio ha frequentato con passione e curiosità l’officina meccanica del padre a Montesilvano, un piccolo centro in provincia di Chieti. A vent’anni, dopo aver conseguito il diploma in Ragioneria, ha deciso di seguire le orme del genitore, diventando di fatto la prima meccanica in Abruzzo. Oggi Valentina è titolare dell’officina Vuesse revisioni, insieme al marito Sandro. “Ho 40 anni, e lavoro in officina da quando ne avevo 20. La mia professione mi appassiona parecchio. Nei primi tempi qualcuno può avermi guardato con un po’ di diffidenza, ma ora nel mio paese mi conoscono tutti, ed ogni imbarazzo è caduto”, spiega Valentina. “Quando ero giovane facevo di tutto, anche prove freni su grossi camion. Oggi ho tre bimbi, e mi sono un po’ ritirata a fare la parte amministrativa. Ma ogni tanto un cofano lo apro ancora per guardarci dentro, non riesco a farne a meno”.

Evo-K, Dj Producer

“Mio papà era musicista e dj, sono cresciuta seguendo le sue orme, prima come cantante e chitarrista pop-rock, fino a diventare una Dj producer”, comincia così il suo racconto Evo-K, musicista originaria del lago di Garda, una fra le poche ragazze che è riuscita a farsi largo in un ambito prettamente maschile. Oggi Evo-K si divide in due settori: da una parte la produzione di canzoni di musica elettronica, originali e remix, con case discografiche italiane e estere. Dall’altra l’esibizione dal vivo nelle discoteche, nei club e nei festival. “Tutt’ora ci sono molte diffidenze verso le donne, anche in campo musicale, sia in Italia che all’estero. Devi dimostrare di valere il doppio di un collega maschio e, nonostante ciò, vieni considerata inferiore o pari. In secondo luogo, noi donne siamo pressoché considerate ragazze immagine, non delle reali musiciste/dj, perciò il nostro lavoro viene quasi snobbato e resta solo il nostro lato esteriore”, sottolinea Evo-K con un po’ di amarezza.

Paola, comandante della Guardia costiera

A capo della Guardia costiera dell’isola di Procida c’è lei, Paola Scaramuzzino, milanese di 3 anni, sposata con un collega e madre di un figlio. Per la precisione, Paola svolge il ruolo di “Tenente di vascello”. La passione per questo mestiere è nato durante l’ultimo anno di liceo. Paola ha frequentato il corso di laurea all’Accademia navale, e poi la passione si consolidata acquisendo la consapevolezza di quello che sarebbe diventato di lì a poco il suo lavoro. “Nel mio ambiente di lavoro non ho trovato alcuna diffidenza nei miei confronti, in quanto donna. In questo ambito lavorativo il fatto di essere donna o uomo non è rilevante. Ciò che conta davvero è il senso di responsabilità che si dimostra, unito alla preparazione professionale. Ci sono poi caratteristiche importanti per questo lavoro, come l’entusiasmo e il buonsenso, che non hanno certamente sesso. Con l’equipaggio del mio Comando, formato prevalentemente da militari uomini, c’è un rapporto sincero basato sulla stima, il rispetto dei ruoli e la reciproca collaborazione”, racconta Paola.

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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