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Dire addio al fumo: le storie di chi ce l’ha fatta

smettere di fumare

Smettere di fumare è difficile, ma non impossibile: ecco la testimonianza di chi è riuscito a liberarsi dal vizio del fumo.

In questi giorni è al vaglio del Senato un emendamento che propone di istituire una “tassa sulle sigarette”. Il provvedimento ha lo scopo di incentivare a smettere di fumare: secondo gli oncologi europei, riunitisi di recente in un Congresso a Copenaghen, un tumore su tre è provocato dal fumo. Gli italiani che fumano sono ancora tanti: 11,5 milioni, pari al 22% della popolazione nazionale. Eppure smettere si può: ecco quattro storie di successo, di chi ora è finalmente libero dalla nicotina.

Percorsi e storie differenti

Il percorso di disassuefazione dal fumo è molto personale: ciascuno sperimenta difficoltà e strategie diverse. C’è chi, come Angela P. (impiegata di 45 anni) ad un certo punto ha deciso di affidarsi ad una psicologa- coach per avere un sostegno durante il suo percorso. “Grazie all’aiuto di una persona esperta sono riuscita a ridurre ulteriormente il numero di sigarette fumate, ma la cosa più difficile è stata eliminare la sigaretta della sera. Non è facile, a volte ancora ci penso e sono tentata. Ma voglio assolutamente resistere!”, racconta Angela. Decidere di farsi aiutare è una scelta consigliabile perché rende il percorso più agevole. C’è anche chi si definisce un “drogato delle sigarette”, come Sauro, pensionato 66enne. “Ho cominciato prestissimo e per anni ho fumato fino a due-tre pacchetti al giorno. Un giorno, la mia figlia più piccola è riuscita a strapparmi una promessa: nel momento in cui sarei diventato nonno, avrei dovuto smettere. Con l’arrivo della mia nipotina, a giugno del 2011, ho detto basta alle sigarette. Anche se, in realtà, inizialmente ho provato la sigaretta elettronica per staccarmi gradualmente. Ora ho smesso del tutto: qualche giorno fa ho voluto riprovare a fumare una sigaretta e non mi è piaciuta”. Gli esperti ritengono che possa essere utile ricorrere alla e-cig per almeno sei mesi, per ridurre progressivamente il contenuto della nicotina.

Forza di volontà e motivazione

Gianpietro M. ha 37 anni, ed è un agente di Polizia locale. Ci racconta che fumava un pacchetto al giorno da oltre 15 anni. “Nel 2011 ho deciso di dire basta. La decisione è arrivata quando ho fatto una sorta di “fioretto”: se una cosa che in quel periodo mi preoccupava si fosse risolta per il meglio, io come pegno avrei detto addio alle sigarette. Così è stato. I primi sei mesi sono stati un inferno, compensavo la mancanza di sigarette abbuffandomi di torte e caramelle (ed infatti sono aumentato di ben 15 chili!). Poi piano piano le cose sono migliorate. Dopo un anno la voglia di fumare è diminuita sensibilmente. Sono davvero orgoglioso per la determinazione che ho avuto nel perseguire l’obiettivo”. La forza di volontà, secondo gli esperti non è tutto: c’è bisogno di una motivazione molto forte per essere costanti e perseveranti nell’obiettivo. Ad esempio? La tutela della propria salute è una motivazione “forte”, che serve a dare la forza di continuare anche nei momenti più difficili. Spesso la “svolta” a smettere arriva quando si mette al primo posto nella vita il “Bene salute”.

Smettere può diventare un lavoro di squadra

Nel caso di Giulia, collaboratrice domestica di 47 anni, a dire addio alle sigarette sono stati in due: lei ed il marito. Ecco il racconto di Giulia: “Io e mio marito eravamo fumatori irriducibili. Ad un tratto abbiamo deciso di ascoltare le preghiere di nostra figlia, che non sopportava più l’odore di sigaretta. Dietro esempio di mia sorella, abbiamo cominciato ad utilizzare la sigaretta elettronica per circa un anno. Abbiamo così ridotto gradualmente la nicotina, fino ad arrivare a zero. E’ stata dura, soprattutto il primo anno, ma non abbiamo mollato ed infatti ce l’abbiamo fatta entrambi. Oggi pesiamo qualche chiletto in più, ma la salute è migliorata ed abbiamo anche iniziato a fare sport. Il nostro motto è diventato volere è potere, tutti possono farcela se realmente lo desiderano”. Secondo gli esperti, fare un gioco “di squadra” rappresenta un grande punto di forza, in quanto si ha la possibilità di condividere una decisione importante per la propria salute.

 

Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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