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Come mettersi in proprio con formula low cost

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Molti vorrebbero avviare un’attività autonoma, ma sono frenati dalle spese di gestione. Esistono tuttavia formule “economiche” più snelle che permettono di mettersi in proprio senza spendere troppi soldi. Vediamo quali sono.

Succede dopo la perdita di un lavoro, quando un contratto non viene rinnovato, ma anche quando una professione non piace più e si ha voglia di cambiare per realizzare un desiderio a lungo inseguito. Quante volte ci siamo ritrovati a pensare “Mi metto in proprio?”, ma poi ci si arrende di fronte alle difficoltà e lungaggini burocratiche, alla mancanza di capitale iniziale da investire, alle troppe tasse che nel nostro Paese si “mangiano” la maggior parte dei profitti. Ecco qualche suggerimento per aprire un’attività nella formula low cost.

La start up innovativa

Le startup innovative sono state introdotte nel nostro ordinamento nel 2012: si tratta di società di capitali iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Devono avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”, essere costituite da non più di 60 mesi, avere sede in Italia o in un Paese UE, presentare un fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro e altri requisiti specifici.

A partire dal 20 Luglio 2016 è possibile costituire una startup innovativa senza ricorrere al notaio. Tra le agevolazioni previste c’è anche la riduzione dei costi di costituzione. Non si applicano il bollo, i diritti di segreteria e il diritto annuale di iscrizione alla Camera di Commercio, ottenendo così un risparmio di circa 450 euro.

Per le persone fisiche che investono in startup innovative è prevista la detrazione Irpef del 19%, che sale al 25% per la startup sociali. Per i soggetti Ires, la deduzione di quanto investito sarà del 20% con incremento al 27% per le startup sociali.

La Srl semplificata

Rispetto alle tradizionali società di capitali, la Srl semplificata dispone di uno statuto standard e gode di alcune agevolazioni. Possono aprire una Srl semplificata le persone fisiche, senza alcun limite di età. Può essere anche a socio unico. Il capitale sociale è compreso tra 1 e 9.999 euro e deve essere sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il versamento deve essere in denaro, e non sono ammessi conferimenti in natura, per esempio immobili, o prestazioni d’opera.

L’atto costitutivo standard si può richiedere alla Camera di Commercio di riferimento e deve essere poi portato ad un notaio per la compilazione, che è gratuita. Il professionista deposita poi l’atto all’ufficio del Registro Imprese senza spese per i diritti di segreteria e bollo. Si pagano invece il diritto annuale alla Camera di Commercio, l’imposta di registro, la denuncia di inizio attività e la tassa di concessione governativa che ammonta ad euro 309,87 per i libri sociali.

Anche per la Srl semplificata c’è l’obbligo di tenere la contabilità ordinaria, nonché il deposito del bilancio di esercizio al registro delle imprese e la tenuta dei libri sociali. I costi amministrativi sono del tutto analoghi a quelli sostenuti da una Srl tradizionale e possono variare in funzione del volume di affari e del numero di eventuali dipendenti. Gli svantaggi riguardano l’incapacità di modificare lo statuto standard e di adeguarlo alle esigenze aziendali specifiche.

L’impresa individuale

Mentre si cerca di capire se vale la pena costituire una società, l’impresa individuale può essere un’opzione molto vantaggiosa, che permette di ridurre al minimo i costi di gestione. L’avvio non costa nulla: basta aprire la partita Iva compilando l’apposito modulo dell’Agenzia delle Entrate, anche per via telematica. Dal 1° Gennaio 2016, l’entrata in vigore del regime forfettario prevede che le imprese individuali paghino solo un’imposta sostitutiva calcolata su un reddito individuato in maniera forfettaria. L’aliquota viene calcolata al 5% per i primi cinque anni e al 15% dopo il quinto anno. L’imposta sostitutiva è l’unica forma di imposizione fiscale sul reddito nel regime forfettario e sostituisce l’Irpef e l’Irap. Inoltre, non si applica l’Iva alle fatture emesse, semplificando notevolmente la gestione amministrativa. Per accedere alla partita Iva con il nuovo regime forfettario 2016 è necessario: non avere conseguito ricavi o compensi superiori ai limiti indicati nell’allegato della legge di Stabilità 2016, diversi a seconda del codice Ateco di riferimento; non aver sostenuto spese per collaboratori superiori a 5 mila euro lordi; non aver superato i 20 mila euro di costi lordi per l’ammortamento di beni strumentali.

L’associazione

A differenza della società, l’associazione ha uno scopo di natura ideale e non lucrativo. Può offrire un servizio di tipo sociale, come la promozione di un’attività culturale, sportiva, educativa o formativa. Può anche svolgere attività che comportano uno scambio di beni e/o servizi a fronte del pagamento di un corrispettivo da parte di terzi, ma i proventi di tali attività restano vincolati alla realizzazione di attività sociali e non possono essere ridistribuiti tra i soci.

Per la costituzione di un’associazione bisogna redigere Statuto ed atto costitutivo: in questi due documenti sono indicati lo scopo e le regole di funzionamento di base. Ci si deve poi recare all’Agenzia delle Entrate per l’attribuzione del codice fiscale e la registrazione dello Statuto. Inoltre è necessario aprire un conto corrente per accrediti e pagamenti. Per costituirla non è necessaria la presenza di un professionista, le spese si aggirano sui 300 euro. L’associazione può remunerare chi ha prestato attività lavorativa in favore della stessa e rimborsarne le spese.

I fondi per partire

Il Ministero dello Sviluppo economico mette a disposizione formule e fondi per venire incontro a chi desidera “fare impresa”.

Microcredito e fondo di garanzia: è riservato alle imprese costituite da non più di cinque dipendenti. Si può accedere all’agevolazione e ottenere una garanzia diretta fino all’80% dell’importo del finanziamento e una contro garanzia per un importo massimo di 25 mila euro.

Nuove imprese a tasso zero: è l’iniziativa promossa dal ministero per lo Sviluppo economico che offre alle nuove imprese dirette da under 35 e donne di accedere ad un mutuo a tasso zero della durata di otto anni, che può coprire fino al 75% delle spese totali per finanziare progetti di impresa fino a 1,5 milioni di euro.

Smart & Start: è un finanziamento a tasso zero rivolto a startup innovative, che offre un finanziamento a tasso zero fino al 70% delle spese. Può arrivare all’80% nelle regioni Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna, oppure nel caso in cui la startup sia costituita da giovani under 35 e/o donne o abbia tra i soci un dottore di ricerca che rientra dall’estero.

SelfiEmployment: è un fondo gestito da Invitalia nell’ambito del programma “Garanzia giovani” del Ministero del Lavoro. Finanzia prestiti a tasso zero per l’avvio di piccole iniziative imprenditoriali da parte di giovani che non studiano e non lavorano, fino a 29 anni iscritti al programma “Garanzia Giovani”.

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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