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Come aprire un’attività di commercio su strada

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Il commercio itinerante è un fenomeno in crescita, in barba alla crisi economica. Oggi possedere un’Ape car per vendere cibo in strada rappresenta per molti una vera e propria svolta lavorativa.

Imprese vecchi e nuove salgono a bordo dei furgoncini per andare incontro ai consumatori con allestimenti dal design accattivante e prodotti di qualità. Non si tratta più soltanto di panini o pizzette: il trend si è allargato a macchia d’olio a tutti i settori, compresi la moda, oppure le aziende high-tech. Ma come si fa per avviare una nuova attività? Che cosa occorre per mettersi in pista e vendere i propri prodotti? Ecco qualche “dritta”.

Molto spesso la decisione di avviare un commercio su strada nasce dalla necessità di cercare un impiego più appagante o in grado di dare maggiori prospettive per il futuro. Gli orari e i luoghi di lavoro diventano flessibili e le nuove tecnologie possono offrire un valido aiuto. Siti Internet, applicazioni per smartphone e tablet e social network sono ottimi strumenti di promozione o mezzi indispensabili per offrire nuovi servizi, come lo street food “a chiamata”.

Vendere per strada, soprattutto gli alimenti, può essere molto divertente, ma non è sempre facile. Oltre a saper preparare i cibi, bisogna relazionarsi con tantissime persone, stare all’aperto per molte ore, essere in grado di promuovere la propria attività e sostenere orari massacranti, fino alla sera tardi o nei week-end. In strada si può trovare di tutto: dai marchi di moda che propongono lo “shop and go” al make up professionale, dalle profumerie più note agli accessori di tendenza.

Mangiare in strada non deve andare a scapito della qualità; per questo, è importante prestare grande cura alla freschezza dei prodotti, cercando di valorizzare al massimo le eccellenze locali. E’ poi importante riuscire a creare una rete con il territorio: essere sulla strada consente di intessere una miriade di relazioni, che possono diventare opportunità sia per i fornitori che per il prodotto in vendita. Anche la cura dell’ambiente non va trascurata. L’obiettivo è rendere meno impattante possibile il lavoro che si svolge, magari attraverso piccoli accorgimenti come predisporre la raccolta differenziata dei rifiuti per la cucina e per i clienti.

Cosa serve per cominciare l’attività

La burocrazia in Italia è un po’ più lunga rispetto ad altri Paesi, quali ad esempio la Gran Bretagna, ma l’iter non è impossibile. Per iniziare l’attività servono una partita Iva, la licenza di commercio itinerante, l’immatricolazione del mezzo come veicolo speciale per negozi ed un investimento che va dai 10 ai 40 mila euro. Tutto può essere gestito in autonomia: bastano una massiccia dose di impegno e un po’ di pazienza per ottenere tutti i documenti necessari, facendo la spola tra i vari uffici. In alternativa, si può affidare l’incarico ad una società specializzata che offre una consulenza mirata per la progettazione, la realizzazione, il noleggio, la gestione diretta o la vendita di format pensati proprio per lo street food.

In Italia il commercio ambulante o sulle aree pubbliche è disciplinato per lo più da leggi regionali. Le ultime semplificazioni normative hanno ridotto le categorie merceologiche a due: alimentare e non alimentare.

Per quello alimentare ambulante (compresi i food truck) esistono due tipi di licenza, a seconda dell’attività che si intende svolgere.

TIPO A: (commercio ambulante con posteggio fisso): prevede l’uso di un posteggio in un’area di mercato e viene rilasciata dal Comune in cui sono disponibili dei posti. In alcune Regioni consente anche la vendita itinerante. L’elenco dei posteggi liberi è consultabile periodicamente sui Bur (Bollettino ufficiale della Regione) e sull’Albo pretorio del Comune.

TIPO B: (commercio ambulante in forma itinerante): viene rilasciata su richiesta, (da presentare a mezzo raccomandata) dal Comune in cui si intende avviare l’attività. Consente il commercio itinerante su tutto il territorio nazionale, nelle fiere e nei mercati, limitatamente ai posteggi non assegnati o provvisoriamente non occupati.

Per ogni tipo di commercio nel settore alimentare, occorre almeno uno di questi requisiti professionali:

  • Avere frequentato un corso per la somministrazione di alimenti e bevande, istituito o riconosciuto dalle Regioni o dalle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • Possedere un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o titoli di studio attinenti;
  • Aver esercitato due anni negli ultimi 5 in qualità di titolare, socio, dipendente qualificato o collaboratore in analoga attività.

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione amministrativa, si può procedere con l’apertura della partita Iva all’Agenzia delle Entrate e con l’iscrizione alla Camera di Commercio. Inoltre, bisogna aprire una posizione all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) e all’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). Va ricordato che l’attività di vendita di prodotti alimentari è soggetta anche alle norme che tutelano le esigenze igieniche e sanitarie: la relativa autorizzazione viene rilasciata dall’Asl.

Il veicolo dovrà essere immatricolato come “veicolo speciale per uso negozio” agli uffici della Motorizzazione civile. Il mezzo utilizzato deve avere tutto il necessario per renderlo autonomo dal punto di vista energetico e idrico; servono un generatore di corrente, serbatoi per l’acqua, frigoriferi, piastre per cuocere e mobiletti per lo stoccaggio. Attualmente, l’Ape car è il veicolo più utilizzato sia per la sua praticità che per il suo fascino un po’ retro. In realtà è consigliato solo per spostamenti limitati, in un arco compreso tra i 10 e i 15 chilometri. Per percorsi più lunghi, invece, meglio puntare su mezzi più affidabili e confortevoli.

Articolo realizzato da Cristiana Lenoci

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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