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Come aprire un nido in casa propria

nido famiglia

Guadagnare tempo, soldi e attenzione per i bambini (propri e altrui): sono queste le principali ragioni che spingono ad intraprendere questa “avventura” imprenditoriale, che sta prendendo sempre più piede anche in Italia.

Conciliare lavoro e famiglia: con questo obiettivo nascono i c.d. “nidi famiglia”, la versione “in miniatura” degli asili nido che ogni donna può organizzare in casa propria, trasformando l’accudimento dei propri figli (o una semplice passione) in una vera professione. Aprirne uno non è difficile e i vantaggi del servizio sono tanti, sia per le mamme che per i bambini.

Mamme e problemi organizzativi

Il nido famiglia nasce in risposta sia alla crisi economica, che ha spinto molte persone (soprattutto donne) a reinventarsi a livello professionale, sia alle esigenze più diffuse dei genitori, che cercano soluzioni efficaci, flessibili e non troppo onerose per l’accudimento dei figli, ma spesso non riescono ad accedere ai pochi posti disponibili negli asili pubblici. Stando agli ultimi dati raccolti dall’Istat, il 67% delle neomamme lavoratrici lamenta la difficoltà di conciliare gli impegni professionali con quelli familiari.

I vantaggi del nido famiglia

Il nido famiglia garantisce un ambiente intimo e sicuro, in cui l’educatrice gestisce un numero inferiore di bimbi rispetto agli asili tradizionali e, essendo tra le sue pareti domestiche, riesce a prestare maggiore attenzione a ciascuno di essi. I vantaggi principali sono la personalizzazione del servizio e la flessibilità negli orari. I bambini trascorrono la giornata a stretto contatto e creano più facilmente rapporti di amicizia, riescono a partecipare alle attività e alla vita quotidiana dell’asilo in modo più attivo e controllato. La presenza di pochi bambini assicura inoltre una minore diffusione di malattie.

Come procedere per l’apertura del nido famiglia

Ecco i passi da compiere per aprire un’asilo di questo tipo, in casa propria. Prima di tutto, occorre informarsi sulle normative. La legge cambia da regione a regione: in alcune (come il Piemonte) occorre essere madre di uno o più bimbi sotto i 3 anni, oppure avere un diploma o una laurea ad indirizzo psico-pedagogico, in altre invece (come la Lombardia) non è richiesto alcun titolo di studio. In Veneto è previsto un corso di formazione di circa 300 ore con approfondimento di argomenti come: la posizione fiscale, i requisiti personali e dell’abitazione, il calcolo dei costi, nozioni di base di puericoltura, alimentazione e primo soccorso. Il corso costa sui 400 euro, e si acquisisce il titolo di “collaboratrice educativa”. In secondo luogo, bisogna scegliere la “formula” più adatta, nel senso che si può costituire un’associazione di solidarietà familiare coinvolgendo i genitori che vogliono usufruire del servizio del nido famiglia. In alcune regioni italiane, come la Lombardia, questa è l’unica possibilità prevista. Non serve aprire la partita Iva: viene attribuito un codice fiscale identificativo e per il pagamento delle rette viene emessa una ricevuta fiscale. In altre, come il Veneto, si può lavorare come libera professionista, con iscrizione al relativo albo professionale, oppure aprire un’azienda individuale artigiana (con partita Iva).

Decidere dove aprirlo

Il nido in casa viene aperto nell’appartamento in cui si vive, sia che si tratti di un immobile di proprietà, sia che lo si abbia in locazione o comodato d’uso, ma si può anche cercare un locale diverso, purchè abbia le caratteristiche di “civile abitazione”. Il suggerimento è di consultare periodicamente bandi e norme della propria regione di appartenenza, anche in virtù della possibilità di accedere a bandi sovvenzionati da fondi europei per la ristrutturazione e la riorganizzazione dell’immobile. Si può iniziare un’attività del genere anche nei locali condominiali comuni, purchè conformi alla regole regionali e il regolamento condominiali lo preveda.

Verificare i requisiti del locale

Le norme sull’adeguatezza dei locali variano a seconda delle Regioni (ad esempio sono più severe in Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Sicilia). Lo spazio viene sottoposto a ispezione da parte del Comune e dell’Azienda sanitaria locale, che rilasciano un certificato di idoneità. In quasi tutte le Regioni è previsto che l’abitazione da adibire a nido famiglia abbia una sala per le attività di gioco, un’area riposo separata, un bagno attrezzato con fasciatoio e una cucina dove preparare i pasti. In alcune regioni è previsto anche l’obbligo di disporre di spazi esterni. Ad ogni bambino devono corrispondere circa 4 metri quadrati in un ambiente idoneo a gattonare, rotolarsi e giocare in libertà. Gli ambienti interni devono essere puliti, aerati e luminosi. E’ necessario essere in possesso della dichiarazione che attesti l’abitabilità dell’immobile, che deve essere dotato di impianti elettrici, idrici e del gas perfettamente a norma, certificati e la cui manutenzione sia dimostrabile. L’arredamento va pensato in maniera funzionale ai più piccoli: tavoli, mensole e altri complementi devono essere dotati di paraspigoli, i fornelli e le prese di corrente coperte con gli appositi dispositivi.

Pubblicizzare l’iniziativa

Essendo un servizio rivolto a pochi utenti, lo strumento migliore è il passaparola, magari attraverso conoscenze dirette o gruppi ristretti sui social network.

Raccogliere le iscrizioni

Il nido famiglia accoglie i bimbi da zero a tre anni. Il numero massimo è stabilito a livello regionale. Al momento dell’iscrizione deve essere sottoscritto dai genitori un regolamento con tariffe ed orari, e va fornita ad ogni famiglia una Carta dei servizi completa di tutte le informazioni necessarie: pannolini (se sono compresi nella retta mensile), menù giornaliero (approvato dall’Asl), giornata-tipo, eventuale presenza di animali in casa e gestione delle emergenze. Anche l’importo della retta mensile da corrispondere varia in base alle province, agli orari, ai servizi proposti e alla tipologia di nido. Si tratta di una soluzione più conveniente rispetto alla maggior parte dei nidi privati, mentre rispetto a quelli statali tutto dipende dalla fascia di reddito.

 

 

Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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