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Biagio & Matteo: ecco perché investire sul “capitale umano”

Il Sud Italia è una fucina di giovani talentuosi e dalle idee innovative che spesso, per una serie di congiunture sfavorevoli, sono costretti a lasciare il nostro Paese. La “fuga dei cervelli” di cui tanto si parla ultimamente è purtroppo una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e che penalizza la nostra economia soprattutto sul fronte dell’innovazione e della produttività, oltre che (naturalmente) per lo sviluppo del  “capitale umano”.

Ma, insieme a giovani che scelgono (seppure a malincuore) di lasciare la propria terra d’origine, ve ne sono anche altri che decidono di unire le professionalità e le competenze per cercare di rilanciare in chiave positiva il “capitale umano” del territorio in cui vivono. Abbiamo incontrato due giovanissimi professionisti (uno architetto, l’altro specializzato in Marketing Management), che ci hanno raccontato la loro entusiasmante esperienza appena cominciata. Si tratta di Biagio Giurato e Matteo Albanese, entrambi di Cerignola (Fg), promotori di un progetto molto interessante, denominato “Bordermind”.

R: Ciao, da dove nasce l’idea di un progetto di rigenerazione urbana e di sviluppo del capitale umano?

B&M: Il progetto “Bordermind” nasce dall’incontro di due professionisti eterogenei nella formazione e maturazione professionale, ma accomunati dalla stessa passione per lo sviluppo del “capitale umano”. Abbiamo voluto provare a rimescolare le carte nel campo della Rigenerazione Urbana, partendo da una progettazione su micro-scala. L’idea di progettare le città e gli spazi urbani chiusi all’interno delle quattro mura di uno studio professionale è ormai superata da tempo. Il futuro delle città che vivremo in futuro è nelle mani dei cittadini che verranno, che sono chiamati a riempire di contenuti il “contenitore città” in cui vivono. A noi spetta il compito di fornire gli strumenti utili alle generazioni future per realizzare investimenti realmente sostenibili.

R: Smart city, rigenerazione urbana degli spazi, Bordermind: avete avuto difficoltà a spiegare questi concetti agli imprenditori e studenti che avete incontrato?

B&M: Le difficoltà non sono poche, lo ammetto, specie per chi, come noi, sta provando a rinnovare il concetto stesso di “rigenerazione”. Ancora oggi, dopo più di un secolo, la Progettazione Urbana stenta ad emergere come reale motore per lo sviluppo “sociale” delle nostre città. Recupero, Riqualificazione, Rigenerazione; cambiano i nomi, ma i reali mattoni delle nostre città, gli esseri umani, subiscono la stessa esclusione sociale di sempre. In maniera un po’ folle allora, abbiamo proposto ad Imprese e Istituzioni Scolastiche di provare ad avviare un grande laboratorio di progettazione urbana partecipata, fondata sul talento e lo sviluppo professionale. Stiamo chiedendo ad Imprenditori e Studenti di contribuire allo sviluppo di idee che possano riempire tutti quei contenitori vuoti di cui sono fatte le nostre città. Può sembrare incredibile, ma ci stanno credendo sul serio e forse, il segreto del successo sta nella nostra capacità di rendere protagonisti tutti gli attori, in questo processo di rigenerazione.

R:  Il “capitale umano” è quello su cui puntare per realizzare progresso ed innovazione in tutti i settori: ma da dove si parte, nella pratica, in un Paese come il nostro, in cui la disoccupazione è alle stelle?

B&M: In realtà si parte proprio da questo: dalla sofferenza e dal desiderio di riscatto. C’è un elemento comune in tutte le reali “rigenerazioni” della storia. Dal Neolitico al XXI Secolo, ogni città è stata rigenerata grazie a ciò che ci piace definire “genio comune”. E’ grazie al coraggio di investire su se stessi e sul proprio ambiente che le Città storiche sono riuscite ad emergere e ad imporsi come “centri creativi”. Nei nostri percorsi di formazione facciamo proprio questo, ripercorriamo la storia con i giovani e le imprese, fornendo loro gli strumenti necessari per generare “valore” dai loro investimenti.

R: In base alla vostra esperienza nelle scuole, che idea vi siete fatti di questa istituzione? Esiste secondo voi un “gap” tra la scuola ed il mondo dell’imprenditoria e del lavoro?

B&M: L’unico reale “gap” evidente è quello tra “cittadino” e “consapevolezza”. Per anni, siamo stati “educati” col mantra “questo territorio non offre opportunità, per avere successo devi andar via”. La storia insegna, invece, che sono proprio i luoghi che raggiungono i massimi livelli di scollamento, ad offrire le migliori opportunità di sviluppo. Le scuole sono nuclei gravitazionali per talenti inespressi, in costante attesa di quell’esplosione generatrice di successo. Con la nostra offerta formativa multidisciplinare, che spazia dall’Urban Analysis al Personal Branding, passando per la Psicologia Sociale ed il Diritto del Lavoro, formiamo professionisti pienamente consapevoli delle proprie capacità e di quelle del proprio habitat di riferimento. Bisogna guardare le Città come una sorta d’industria “diffusa”, dove ogni cittadino si assume le responsabilità di ogni singolo processo produttivo.

R: “Uscire dalla propria zona di comfort” per esplorare nuove possibilità professionali è uno dei moniti di Bordermind. Secondo voi, oggi, i giovani hanno paura di rischiare?

B&M: Ne hanno tanta, davvero tanta, e lo dimostrano i dati in nostro possesso. All’inizio di ogni percorso di formazione, abbiamo sottoposto un test d’ingresso agli studenti. Si trattava di un test a risposta multipla, molto semplice, ma che in basso aveva una sola “richiesta”, a risposta libera: “DIMMI LA TUA”. In sostanza, attraverso quella domanda,  abbiamo chiesto implicitamente, ai ragazzi, di far esplodere la loro energia potenziale. Risultato? Panico! Nei primi cinque minuti hanno fatto domande di qualsiasi tipo, pur di riuscire a trovare una “direzione tematica” alle loro risposte; poi, finalmente, a briglie sciolte, hanno tirato fuori tutto quello che avevano dentro. Stiamo conoscendo una generazione piena di sogni e desideri, molto spesso inespressi per la paura di fallire. Nei nostri corsi partiamo proprio da qui, dalla sconfitta, analizzando tutti i “fallimenti” imprenditoriali della storia, dai quali è stato possibile generare innovazione e successo futuro.

R: Progetti futuri: dove vuole arrivare Bordermind?

B&M: Arriverà ovunque vorrà. In linea con quello che insegniamo ai nostri ragazzi, il “futuro” di un’idea risiede solo nella capacità di investire tempo ed energie, da parte di chi l’ha creata. Oggi, Bordermind è una sorta laboratorio urbano diffuso. Quello che sarà Bordermind domani, dipenderà esclusivamente dal rinnovato desiderio di riscatto nostro e di chiunque crederà in noi. Io (Biagio Giurato) e il mio co-founder Matteo Albanese siamo pronti, preparati e motivati, convinti che Professionalità e Innovazione possano rivelarsi realmente la chiave per il successo di un intero territorio.

Una preziosa testimonianza, quella di Biagio e Matteo, dalla quale partire per combattere sfiducia e rassegnazione e cominciare a credere nelle proprie risorse e nelle potenzialità del territorio.

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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