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Come allenare la Forza di Volontà

allenare la forza di volontà

Lo ha detto Albert Einstein: “C’è una forza motrice più potente del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”. Nel suo libro dedicato all’argomento, dal titolo “La conquista de la voluntad” lo psichiatra spagnolo Enrique Rojas scrive: “La forza di volontà è importante quasi come l’intelligenza, ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi anche quando sorgono difficoltà”. La volontà, però, va allenata, proprio come un muscolo. Ecco come fare.

Forza di volontà

La ragione ci aiuta a superare i piccoli problemi, trascurando le voci interiori che ci istigano a fare solo quello che vogliamo. In pratica, l’educazione della volontà è strutturata sulla base di piccoli sforzi: si basa sulla tenacia e sulla pazienza. La chiave è la costanza, che ci porta a non abbandonare il nostro scopo alla prima difficoltà. Un passo alla volta, come quando abbiamo imparato a camminare o a pedalare in bicicletta, possiamo raggiungere il traguardo, e intanto forgiare il carattere, imparando cos’è l’autodisciplina.

Autodisciplina

Non è altro che autocontrollo o disciplina mentale, emozionale e fisica. Vuol dire saper rimandare la gratificazione. Alcune persone sanno mettere a tacere le tentazioni con maggior facilità di altre per concentrarsi sugli obiettivi. Lo psicologo Roy Baumeister, della Florida University, ha condotto uno studio sull’autocontrollo, l’autostima, i comportamenti autodistruttivi e la motivazione. Ad un gruppo di volontari è stato imposto di stare con la schiena dritta, sia camminando, sia lavorando alla scrivania. Dopo due settimane non solo avevano perso la brutta abitudine di stare curvi, ma avevano aumentato il proprio autocontrollo. In pratica, più ci imponiamo una regola mirata all’autodisciplina, più sviluppiamo la volontà.

Fare Ordine

Un sistema molto semplice per aumentare la forza di volontà è consumarne un po’ per fare ordine. Come suggeriscono Baumeister e Tierney, i due autori del libro “La forza di volontà” (edizioni Tea), i brutti vizi si radicano con l’abitudine: la sigaretta dopo pranzo, il bicchierino dopo cena, la vaschetta di gelato divorata mentre si guarda la tv. Le persone si controllano di meno negli ambienti disordinati. Elementi apparentemente innocui come il letto disfatto o la scrivania piena di cartacce possono influenzare a livello subliminale il cervello, il comportamento, e di conseguenza l’autodisciplina. Cambiare abitudini aiuta a perdere alcuni vizi: dopo pranzo facciamo una bella passeggiata e dopo cena, davanti alla tv beviamo un centrifugato di verdure oppure una tisana salutista.

Obiettivi realistici

Per cambiare basta eseguire ripetutamente un comportamento. Possiamo rompere le abitudini negative e creare di nuove (ad esempio camminare per 5 km al giorno). Se stabiliamo un obiettivo preciso non sarà difficile pianificare la strategia per raggiungerlo: ogni giorno alle 14 possiamo puntare la sveglia del cellulare e uscire per una camminata di mezz’ora. Meglio partire da traguardi semplici e graduali, mirare subito ad obiettivi ambiziosi comprometterebbe il percorso. Buona regola è anche suddividere le mete in vari stadi. Vogliamo perdere peso? Diciamo che 2 chili andranno via il primo mese, altri due il secondo mese. Non pensiamo di perderne 6 in una settimana. In questo modo fortifichiamo la motivazione e aumentiamo la sicurezza.

Chiarirsi le idee

La motivazione è il motore che genera l’azione: nasce dentro di noi ed è la base di scelte, soluzioni, decisioni, azioni. Dobbiamo sentirci in grado di raggiungere i nostri obiettivi e superare gli ostacoli che incontreremo ripetendoci: ce la farò, io posso farcela. E soprattutto dobbiamo sapere quello che vogliamo: se non abbiamo uno scopo preciso non possiamo mobilitare le nostre energie e neppure stimolare la nostra volontà per mettere a punto la strategia che ci porterà all’azione. Quando avremo chiari gli obiettivi e avremo rinunciato alle distrazioni, la volontà ci aiuterà ad affrontare la sfida.

Una cosa per volta

Uno studio svolto dall’Università di Stanford ha dimostrato che chi pratica il multitasking (più attività svolte contemporaneamente) non solo è più soggetto a distrazioni, ma ha difficoltà a concentrarsi, perché il cervello attiva molte più aree di quante sarebbero necessarie. Se è dimostrato che essere multitasking distrae, è ormai certo che meditare affina l’attenzione, rafforzando nel contempo la volontà. In un esperimento condotto all’Università californiana di Santa Barbara su meditatori novizi ai quali è stato insegnato a meditare ponendo l’attenzione sul respiro, si è riscontrato che questa breve sessione guidata si concentrazione (della durata di 18 minuti) è bastata per ridurre la tendenza della mente a vagare da un pensiero all’altro. Specie nel confronto con altri soggetti che avevano letto un giornale o si erano rilassati ma senza praticare la meditazione.

Ascoltare/ascoltarsi

Tutti gli esseri umani sono dotati della capacità di scegliere, progettare, superare e prevedere le sfide per poter effettuare la migliore performance. L’intelligenza agonistica è molto più di una semplice capacità razionale, si nutre soprattutto di irrazionalità. Cresce e si amplia grazie all’esercizio e alla riflessione cognitiva, ma la sua applicazione è pressoché inconscia e non prevede una ragionamento logico razionale, quanto piuttosto istintivo ed intuitivo. Porsi in un atteggiamento di pieno ascolto, con tutti i canali sensoriali aperti, permette di amplificare le nostre capacità intuitive. Quando uno sciatore scende a 254 km all’ora su una pista da chilometro lanciato è l’inconscio a suggerirgli quali risorse ha a disposizione. Ma anche noi, che non pratichiamo il KL (chilometro lanciato), possiamo comportarci come quello sciatore e tagliere più agevolmente i traguardi che ci prefiggiamo nella vita.

 

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Autore
Cristiana Lenoci
Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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